Congelare gli ovociti per scelta o per necessità: da Ocasio-Cortes a Bianca Balti, le donne che lo hanno raccontato pubblicamente

Alcune donne famose hanno scelto di parlarne pubblicamente, contribuendo ad aprire una strada importante: quella della libertà di scegliere, informarsi e raccontare il proprio percorso verso la maternità, anche quando, per motivi personali o di salute, non è ancora il momento di realizzarla.

Il social freezing per motivi personali

«Mi ci è voluto del tempo per riflettere, valutare questa scelta e mettere da parte i soldi necessari. È una questione delicata e personale e, di solito, tengo la mia vita privata. Ma ho deciso di iniziare il percorso per congelare i miei ovociti». Con queste parole, in un video diffuso sui suoi social, Alexandria Ocasio-Cortez ha scelto di raccontare pubblicamente una scelta molto intima, quella del social freezing , il congelamento degli ovociti a scopo precauzionale per posticipare la maternità per motivi personali, professionali o sociali.

La deputata americana, 36 anni, ha mostrato anche le iniezioni della stimolazione ormonale, condividendo pubblicamente il percorso per il social freezing. «Mi sento libera e consapevole di poter fare questa scelta e penso che sia una posizione privilegiata quella in cui mi trovo, perché ho avuto la possibilità di poterla fare», ha spiegato. Ha anche sottolineato quanto sia importante che le donne siano educate alla conoscenza del proprio corpo e della propria fertilità. La notizia ha fatto presto il giro del mondo. Lei non è stata la prima.

La crioconservazione per motivi di salute

Diverse personalità, internazionali e italiane, hanno raccontato di aver scelto di congelare i propri ovociti per ragioni molto diverse.

Tra queste c’è Bianca Balti, che ha vissuto questa scelta in due momenti differenti. L’ultimo per motivi di salute, nel 2022, dopo aver scoperto di essere portatrice di una mutazione genetica BRCA1, associata a un rischio elevato di tumore ovarico. Bianca Balti affrontò un nuovo ciclo di stimolazione prima della rimozione preventiva di tube e ovaie.

«L’idea di andare in menopausa a 38 anni non è allettante», spiegò, raccontando di aver voluto conservare gli ovociti per «assicurarmi di non aver alcun rimpianto in futuro».

Poi, l’attrice britannica Florence Pugh, oggi trentenne, ha raccontato di aver scoperto a 27 anni di avere la sindrome dell’ovaio policistico e l’endometriosi e, dopo gli accertamenti sulla propria fertilità, di aver deciso di congelare i propri ovociti. Anche Emma Roberts ha intrapreso questo percorso dopo una diagnosi di endometriosi. Così come Taylor Mega: ha raccontato la propria esperienza, spiegando di aver scelto di congelare gli ovociti dopo aver scoperto di avere problemi di fertilità, per non precludersi la possibilità di diventare madre in futuro.

Storie e motivazioni diverse, ma accomunate dalla volontà di raccontare una scelta personale e di contribuire a una maggiore consapevolezza sulla fertilità.

Il social freezing non rappresenta una garanzia di maternità futura: è una possibilità di conservare gli ovociti e la sua efficacia dipende dall’età al momento del congelamento e da diversi fattori individuali. Per questo, informazione e consapevolezza restano fondamentali.

Ma soprattutto il messaggio lanciato da tante donne famose ha fatto sentire anche meno “sole” altre donne, che desiderano un figlio, ma non hanno la possibilità di realizzarlo nell’arco di anni migliore per la fertilità.

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