Svezzamento: come gestire le prime allergie alimentari

Lo svezzamento è una fase importante nella crescita del bambino e l’introduzione di nuovi alimenti può creare qualche preoccupazione nei genitori, soprattutto quando si parla di allergie.

Ecco dieci indicazioni pratiche per affrontare questa fase con maggiore serenità.

 

  1. Come si riconosce una possibile allergia alimentare?

Le reazioni immediate compaiono generalmente entro pochi minuti o nelle ore successive all’assunzione dell’alimento.

I sintomi più comuni sono orticaria, arrossamento, prurito, gonfiore di labbra o viso, vomito, tosse o difficoltà respiratoria.

Una semplice irritazione intorno alla bocca, però, non indica necessariamente un’allergia. In caso di dubbio è sempre opportuno rivolgersi al pediatra.

 

  1. Quali alimenti provocano più frequentemente allergie?

Tra gli allergeni più comuni nei bambini ci sono latte vaccino, uovo, arachidi, frutta a guscio, pesce, crostacei, grano e soia.

Non devono però essere evitati preventivamente: ritardarne a lungo l’introduzione non rappresenta una strategia efficace di prevenzione.

 

  1. Quando introdurre gli alimenti allergenici?

Possono essere introdotti durante lo svezzamento, quando il bambino è pronto per l’alimentazione complementare.

Per uovo e arachidi le indicazioni attuali suggeriscono di non ritardarne inutilmente l’introduzione, generalmente intorno ai sei mesi.

In presenza di eczema severo, allergie già note o altri fattori di rischio, è consigliabile confrontarsi prima con il pediatra o l’allergologo.

 

  1. Come introdurre un allergene per la prima volta?

È preferibile scegliere un momento tranquillo, quando il bambino sta bene e può essere osservato nelle ore successive.

L’alimento può essere proposto inizialmente in piccola quantità e in una consistenza adatta all’età.

L’arachide, per esempio, non deve essere offerta intera ai bambini piccoli per il rischio di soffocamento, ma in una forma sicura come una crema liscia opportunamente diluita.

Una volta tollerato, l’alimento può continuare a essere proposto regolarmente.

 

 

 

 

  1. Bisogna aspettare tre giorni tra un alimento e l’altro?

Non necessariamente. Per gli allergeni principali può comunque essere utile effettuare la prima introduzione singolarmente, così da identificare più facilmente l’alimento responsabile in caso di reazione.

 

  1. Quali sintomi richiedono un intervento immediato?

Difficoltà respiratoria, gonfiore importante di lingua o gola, respiro rumoroso, pallore marcato, improvvisa debolezza o perdita di coscienza richiedono assistenza medica urgente. Anche il vomito ripetuto associato ad altri sintomi deve essere valutato rapidamente.

 

  1. Cosa fare se compare una reazione lieve?

L’assunzione dell’alimento va interrotta. È utile fotografare eventuali manifestazioni cutanee e annotare alimento, quantità, tempo di comparsa e durata dei sintomi.

Queste informazioni possono essere utili al pediatra o all’allergologo. È invece sconsigliato eliminare autonomamente un alimento per lunghi periodi senza una diagnosi.

 

  1. Dopo una reazione servono sempre i test allergologici?

Sarà il medico a stabilire se sono necessari accertamenti.

Possono essere utilizzati prick test, dosaggio delle IgE specifiche e, in alcuni casi, test di provocazione orale in ambiente controllato.

Non è invece indicato sottoporre indiscriminatamente tutti i bambini a test allergologici in assenza di sintomi.

 

  1. Le allergie possono scomparire crescendo?

Alcune sì. Le allergie a latte vaccino e uovo possono più frequentemente risolversi con la crescita, mentre quelle ad arachidi e frutta a guscio tendono maggiormente a persistere.

Le eventuali reintroduzioni devono però essere sempre valutate dall’allergologo.

 

  1. Come gestire l’allergia nella vita quotidiana?

Quando l’allergia è confermata, è importante evitare l’alimento responsabile, leggere attentamente le etichette e individuare alternative nutrizionalmente adeguate.

Scuola, nonni e babysitter devono inoltre conoscere l’allergia e sapere come comportarsi.

Con una diagnosi corretta e una buona organizzazione, anche un bambino con allergia alimentare può seguire un’alimentazione varia e vivere i pasti con serenità.

 

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