Perché i bambini faticano in matematica: la risposta dell’esperto

Ansia da numeri e poco ragionamento: le cause spiegate da Alessandro Pellizzari, dottore in tecniche psicologiche, psicomotricista ed esperto di grafomotricità

Le prove Invalsi confermano alcune criticità negli apprendimenti degli studenti italiani, con difficoltà particolarmente evidenti in matematica, specie alle elementari. Ma dietro i numeri si nascondono fattori che riguardano il linguaggio, l’ansia, il movimento, l’uso degli schermi e il ruolo degli adulti.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Pellizzari, dottore in tecniche psicologiche, psicomotricista ed esperto di grafomotricità.

Alessandro Pellizzari

Perché tanti studenti faticano soprattutto in matematica?

«Le difficoltà possono avere origini diverse. In Italiano pesa probabilmente anche il linguaggio digitale, fatto di frasi brevi, lessico ridotto ed emoji, che rende più difficile comprendere testi complessi. In matematica, invece, oltre alla comprensione del testo del problema, spesso si insegna la procedura ma non il ragionamento che sta dietro ai calcoli. C’è poi la cosiddetta “math anxiety”: l’ansia da matematica attiva pensieri negativi che occupano la memoria di lavoro e ostacolano le prestazioni. È fondamentale insegnare ai ragazzi che l’errore non è un fallimento, ma uno strumento per imparare».

Esiste un legame tra sviluppo motorio e apprendimento?

«Sì. Le ricerche mostrano che attività che coinvolgono equilibrio, coordinazione, ritmo e pianificazione del movimento stimolano le funzioni esecutive, come memoria di lavoro, attenzione e flessibilità cognitiva, che sono strettamente collegate alle capacità logico-matematiche e di concentrazione».

L’eccesso di schermi può incidere sull’apprendimento?

«Nei primi anni di vita il cervello costruisce le proprie reti grazie alle esperienze reali. Un uso eccessivo dei dispositivi può rallentare lo sviluppo del linguaggio, ridurre la capacità di attenzione e autoregolazione e limitare lo sviluppo della motricità fine. Inoltre, il gioco reale favorisce empatia, immaginazione e competenze sociali, aspetti che uno schermo non riesce a stimolare allo stesso modo».

Una grafia poco fluida può influire anche sul rendimento scolastico?

«Assolutamente sì. Se il gesto grafico non è automatizzato, il bambino deve impiegare molte risorse cognitive per scrivere, sottraendole all’attenzione, alla comprensione e alla memorizzazione dei contenuti. Per questo è importante rispettare i tempi di sviluppo della grafomotricità».

Come distinguere una normale distrazione da una difficoltà più importante?

«Serve un’osservazione attenta e strutturata da parte di genitori e insegnanti. Bisogna capire se la difficoltà di attenzione compare in ogni situazione oppure solo in determinati contesti. Quando i dubbi persistono è opportuno rivolgersi a uno specialista per un corretto percorso di osservazione e valutazione».

L’estate può diventare un’occasione per allenare la mente senza trasformarsi in una scuola bis?

«Certamente. La vita reale è la migliore palestra. I più piccoli hanno bisogno di gioco simbolico, movimento e relazione con gli adulti. I bambini della scuola primaria possono allenare attenzione, concentrazione e capacità di rispettare le regole attraverso giochi all’aperto e giochi da tavolo. Le regole, se poche ma chiare, rappresentano un importante punto di riferimento nella crescita».

Non per ultimo: quanto conta il ruolo dei genitori?

«È decisivo. I bambini percepiscono soprattutto il linguaggio non verbale: uno sguardo incoraggiante vale quanto le parole. Il compito dei genitori è sostenere i figli con calore, senza proteggerli da ogni frustrazione. Le difficoltà fanno parte della crescita: l’importante è proporre sfide adeguate all’età e accompagnare i bambini nel riprovare fino a raggiungere piccoli successi autonomi».

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