Siamo ciò che mangiamo: impariamo a farlo bene, a partire dal latte materno

L’antroposofo Rudolf Steiner diceva «siamo ciò che mangiamo». Per la verità, l’aforisma «siamo ciò che mangiamo» fu coniato ancora prima dal filosofo tedesco Ludwig Feuerbach nel 1862.

Tuttavia, il fondatore dell’Antroposofia, l’austriaco Rudolf Steiner, ha profondamente ampliato questo concetto, spiegando come il cibo influenzi non solo il corpo fisico, ma anche la mente, le energie sottili e lo sviluppo spirituale dell’essere umano e per questo dal suo pensiero è nata la cultura dell’agricoltura biodinamica, teorizzando metodi per mantenere la terra fertile tramite preparati naturali, escludendo pesticidi o concimi chimici che impoverirebbero l’energia vitale degli alimenti, e soprattutto si predilige il consumo di cibo locale e di stagione, fresco e non manipolato industrialmente, per assimilare le forze formative della natura. È davvero così?

Noi ce lo siamo domandati in questo numero di Mamme Magazine e per farlo abbiamo interpellato fonti autorevoli ed esperti del campo alimentare e non solo. Il cibo è diventato un tema di dibattito sempre più centrale e affascinante.

Coinvolge moltissime sfere della vita dell’essere umano e ci caratterizza, nel bene e nel male già da piccoli. Verrebbe da dire, a partire dal primo nutrimento del bambino: il latte materno.

Ormai, dopo un periodo storico in cui si era messo in discussione il valore dell’allattamento, oggi i pediatri di tutto il mondo sono concordi all’unanimità nel sostenere che il latte materno è da preferire a quello artificiale. Ovviamente quando tutto ciò è possibile e quando cioè per la mamma allattare non sia un problema (perché ricordiamocelo: allattare non sempre è possibile, ci possono essere impedimenti di ogni genere e non è assolutamente pensabile di addossare alla mamma alcun senso di colpa quando questo non può avvenire).

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