Le prime leggi per proteggere i minori dai rischi dei social

La svolta dell’Australia nel 2025 e la corsa dell’Unione Europea. Ma i divieti vengono aggirati. L’articolo è stata pubblicato sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 4 luglio 2026

di Francesca Ferri

 

Per anni il dibattito sulla tutela dei minori online si è concentrato su educazione digitale, parental control e responsabilità delle piattaforme. Dal 2023, però, il paradigma è cambiato. Sempre più governi, di ogni orientamento politico, stanno scegliendo una strada più radicale: vietare o limitare direttamente l’accesso ai social network ai minorenni, affidando alle piattaforme il compito di verificare l’età degli utenti.

A guidare questa svolta è stata l’Australia. Nel novembre 2024 il Parlamento ha approvato una legge che vieta ai minori di 16 anni di utilizzare social come Facebook, Instagram e TikTok. Una svolta storica. La normativa, fortemente voluta dal governo laburista di Anthony Albanese, è entrata in vigore nel dicembre 2025.

La legge non prevede eccezioni: anche con l’autorizzazione familiare, un ragazzo sotto i 16 anni non può mantenere un account. L’onere del controllo ricade interamente sulle aziende tecnologiche, che rischiano sanzioni molto elevate se non impediscono l’accesso ai minori.

Prima dell’Australia, il primo grande Paese europeo a intervenire è stata la Francia. Nel giugno 2023 il Parlamento ha approvato una legge che fissa a 15 anni l’età minima per aprire un account senza autorizzazione. Il governo di Emmanuel Macron ha poi proposto di irrigidire il sistema, sostenendo la necessità di arrivare a un vero divieto europeo.

E, mentre negli Stati Uniti i provvedimenti dei singoli Stati (Utah, Arkansas, Louisiana, Ohio, Florida) vengono puntualmente impugnati dalle associazioni per i diritti civili e dalle grandi piattaforme, in nome della libertà di espressione, l’Europa accelera.

A novemrbe 2025 Italia, Francia, Grecia e Spagna hanno presentato congiuntamente alla Commissione europea una proposta per introdurre regole comuni sull’età minima di accesso ai social network e sistemi obbligatori di verifica dell’identità. L’obiettivo è evitare che ogni Stato sviluppi una disciplina diversa, rendendo inefficaci i controlli all’interno del mercato unico digitale. La proposta prevede come riferimento un’età minima di 15 anni e un sistema europeo di verifica dell’età rispettoso della privacy, attraverso un’app che utilizzi un sistema di “age assurance” (garanzia dell’età). Le nuove norme confluiranno nel Digital Fairness Act, annunciato il 19 novembre 2025 da Michael McGrath, commissario europeo per la democrazia, la giustizia, lo stato di diritto e la tutela dei consumatori, nel corso della conferenza stampa sull’Agenda dei consumatori 2030.

L’Italia è tra i promotori dell’iniziativa europea. L’orientamento del governo Meloni è di limitare l’accesso ai social agli under 15. Al momento, però, una legge nazionale ancora non c’è, anche perché la strategia italiana punta soprattutto a una regolazione coordinata a livello europeo.

Per quanto riguarda gli altri Paesi, oltre ai già citati Grecia e Spagna, si stanno muovendo anche Danimarca, che vuole vietare i social sotto i 15 anni, Germania, Austria e Irlanda, che stanno valutando interventi legislativi, mentre nel Regno Unito si discute la possibilità di rafforzare l’Online Safety Act con limiti per i minori.

Intanto però cominciano ad arrivare i primi risultati dei divieti. Proprio in questi giorni uno studio pubblicato sul British Medical Journal, ha evidenziato che l’impatto della legge sui giovani australiani è stato minimo. I giovani aggirano le restrizioni con account di maggiorenni o account falsi, tant’è che per i ricercatori «Vi sono evidenze insufficienti per concludere che l’introduzione della norma abbia avuto alcun effetto sostanziale sull’uso dei social media da parte degli adolescenti sotto i 16 anni».

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