La povertà e la solitudine. Quando sono i bambini a pagarne le conseguenze

Quando mancano adulti e spazi sicuri: la povertà può essere anche relazionale. Ecco cosa emerge dallindagine  sull’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia. L’articolo è stato pubblicato sul cartaceo d Mamme Magazine di sabato 13 giugno 2026

di Alessia Dalla Riva

 

Solitudine, fragilità dei legami familiari e una comunità assente: è l’altra faccia della povertà non solo economica ma anche relazionale.

La mancanza di adulti, comunità e spazi sicuri può avere conseguenze negative sul benessere dei minorenni ed è proprio nei contesti dove la povertà relazionale è più accentuata che bambini e bambine sono maggiormente esposti a maltrattamento, isolamento e disagio.

È quanto emerge dall’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, curato dalla Fondazione CESVI, e presentato lo scorso 10 giugno a Roma alla presenza del Capo del Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianfranco Costanzo, che ha portato un messaggio della Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella, e della Presidente e del direttore generale di CESVI, Ilaria Dallatana e Stefano Piziali.

L’indagine analizza il rapporto tra povertà relazionale e maltrattamenti infantili attraverso i fattori di rischio e la capacità delle regioni italiane di prevenire e contrastare il maltrattamento all’infanzia. Ne esce un’Italia a due velocità: nelle regioni del Nord, con reti sociali più solide e servizi più strutturati, emergono dati più rassicuranti, mentre in alcune regioni del Meridione, nei territori caratterizzati da fragilità economica, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale, persistono condizioni di rischio più elevate.

L’Emilia-Romagna è la regione con la maggiore capacità complessiva di fronteggiare il tema del maltrattamento all’infanzia, seguono Veneto, Trentino Alto-Adige e Friuli, mentre al sud le regioni che presentano maggiori criticità sono Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

La settima edizione dell’Indice, intitolata “Generazione Sola”, dedica un focus alla povertà relazionale e al ruolo del contesto sociale in cui bambine e bambini crescono e dove instabilità economica e disoccupazione amplificano la vulnerabilità delle famiglie più fragili, con pesanti ricadute sulla salute mentale degli adulti e sulla sicurezza dei minorenni. L’assenza di figure di riferimento, di legami significativi e spazi protetti priva i minorenni di una rete di tutela, dove la povertà non è solo mancanza di risorse materiali ma anche carenza di relazioni umane significative.

Povertà relazionale ed economica non sono slegate e, anzi, si rafforzano a vicenda. La mancanza di risorse materiali può infatti sottrarre tempo ed energia ai genitori, alimentando i conflitti domestici e precludendo ai bambini l’accesso a contesti fondamentali come lo sport.

La frattura tra regioni del nord con reti sociali più solide e servizi più strutturati, con segnali di miglioramento, e regioni del sud, dove permangono condizioni di criticità più elevate, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale, è evidenziata dai dati del report. I servizi a sostegno della genitorialità, che in Italia raggiungono complessivamente oltre 144mila utenti con una copertura media di 495 utenti ogni 100mila abitanti, sono infatti molto più diffusi al nord, dove raggiungono 741 utenti ogni 100mila abitanti, rispetto al Centro (322,1) e al sud (271,0).

«Il maltrattamento non è un fenomeno confinato alle mura domestiche, ma una sfida collettiva che affonda le proprie radici nelle condizioni strutturali, relazionali e sociali in cui bambini e famiglie vivono.

L’aumento dei casi rappresenta il segnale di una fragilità diffusa che si intreccia con la precarietà economica, il crescente disagio psicologico e l’indebolimento delle reti di supporto sociale” dichiara Stefano Piziali. Per affrontare queste sfide è necessario quindi superare una logica emergenziale e investire con continuità in un sistema integrato che coinvolga istituzioni, Terzo Settore, scuola, servizi sanitari e comunità educante.

Foto: Pixabay

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