Compiti per le vacanze: per Aldo Cazzullo «L’estate non si studia si legge per il piacere»

Aldo Cazzullo,60 anni è vice direttore del Corriere della Sera, scrittore e conduttore televisivo Ha dedicato oltre trenta libri alla storia e all’identità italiana, sia in chiave critica sia in difesa della storia dell’Italia Vari suoi libri hanno superato le centomila copie ricorda le sue vacanze da bambino con Salgari. «I compiti al mare o in montagna sono la cosa più angosciante, meglio leggere tre libri», dice nell’intervista pubblicata sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 30 maggio 2026

di Emilio Piervincenzi

 

Cari genitori, la conversazione che state per leggere è dedicata a voi e ai vostri figli. Il tempo delle vacanze è prossimo e alcune scelte devono essere compiute. Per esempio: dove andare e perché? Cosa evitare? Ma soprattutto come coinvolgere i vostri ragazzi? Il mio interlocutore è uno di quei giornalisti dal passo lungo, di cui il nostro paese non abbonda. Vuol dire che egli non si limita al quotidiano o all’analisi di cronaca o politica, ma aggiunge. Una volta il compianto Vittorio Zucconi mi disse: ci sono i centometristi del racconto e i fondisti. Questi ultimi hanno la capacità del romanziere.

Aldo Cazzullo è uno di loro. Ha scritto molti libri, ottenendo anche la “medaglia” del bestseller. Come l’ultimo, “Francesco, il primo italiano”, bello e vendutissimo. Ma Cazzullo ha saputo utilizzare la sua dote di fondista della scrittura anche in televisione.

La sua “Giornata particolare” che va in onda su la7, è un programma che fa ascolti importanti e in particolare l’ultimo episodio, quello dedicato alla guerra coloniale del fascismo, ha battuto ogni record. Glielo facciamo notare, esprimendo al contempo una certa sorpresa.

«E’ stato il progetto più impegnativo e faticoso da quando è iniziato il programma – risponde Aldo, che rintracciamo sul set proprio di “Una giornata particolare” – tre settimane tra Etiopia ed Eritrea, Mar Rosso ed Addis Abeba. Una storia che pochi italiani conoscono ed è confortante registrare che ci sia un pubblico che voglia sapere come le cose siano andate per davvero. Purtoppo abbiamo commesso dei crimini in Africa e ovviamente questo non significa che tutti gli italiani durante gli anni del nostro colonialismo siano stati dei criminali, però i delitti commessi è giusto raccontarli. Spero che verrà seguita allo stesso modo la puntata di mercoledì prossimo dedicata alla presa di Addis Abeba, alla repressione della resistenza con la strage dei monaci cristiani e infine alla caduta dell’Impero”.

La conoscenza dunque, anche di una storia cruda e sgradevole, continua quasi incredibilmente ad avere successo. Che è poi ciò che tutti noi vorremmo regalare a figli e nipoti: la conoscenza. E questo mi porta ad affrontare con lei un tema che non è poi così distante dalla sua Africa appena portata sul piccolo schermo.

Ed ecco la domanda: anche in vacanza una famiglia dovrebbe trovare il modo di nutrire di cultura i propri figli? Oppure si lascia andare la barca nel mare del disimpegno? Lei ricorda le sue vacanze?

«Beh, certi ricordi di bambino o di adolescente restano per sempre. Io ero un solitario, un figlio unico con un fratello arrivato quando avevo già passato gli otto anni. Ero anche molto timido, avevo difficoltà ad avere amici. Andavo sempre negli stessi posti, nelle casette che i miei nonni avevano a Loano al mare e a Limone in montagna. Leggevo tantissimo. Pinocchio, Cuore, tutti i libri di Salgari che, pur non avendo mai viaggiato in vita sua, mi trasmise la passione per i viaggi, da Sandokan alla giungla nera ai pirati agli orrori della Siberia. Giravo il mondo, ma stavo sempre nello stesso posto. I miei amavano comunque viaggiare e così sulla Fiat 600 e poi sulla Fiat 128 mi portavano a conoscere l’Italia. Code bibliche in autostrada, le prime vere vacanze degli italiani, quando la piccola borghesia ancora si poteva permettere una pensioncina in qualche città d’arte. Oggi una famiglia come quella dei miei genitori dell’epoca non si potrebbe permettere una vacanza simile. E i miei genitori erano tutt’altro che ricchi».

Oggi è molto diverso, certo. E non so se siamo evoluti in meglio. Lei ha scritto un libro con i suoi figli sull’uso del cellulare, “Metti via quel cellulare”, un dialogo generazionale. Anche il cellulare è diventato un membro delle nostre famiglie.

«Bisogna fare buon uso del cellulare, tutto qui. Nel libro scrivevo che ero stanco di vedere le facce dei miei figli sempre chine su un cellulare o che la prima cosa che chiedevano in vacanza quando entravamo in un albergo era la password del wifi. Loro mi rispondevano che anche io sto sempre sul cellulare. E qui cominciava un dialogo in cui comunque dovevamo ammettere che non ne possiamo fare più a meno, ricordando che però dovremmo essere noi padroni del cellulare e non viceversa. Ricordo una vignetta bellissima di Altan in cui annunciava “E’ record: ogni cellulare possiede un italiano».

Lei leggeva molto fin da bambino. Immaginiamo che lei sia un professore di lettere. Darebbe i compiti delle vacanze?

«I compiti delle vacanze sono la cosa più angosciante del mondo. No, io darei da leggere tre libri e riassumerli ciascuno in una pagina».

La sua vacanza indimenticabile?

«Nel 2021, il secondo lockdown, quello dei green pass. Eravamo ovviamente vaccinati ma comunque siamo rimasti in Italia, passando per le capitali del Rinascimento: Urbino, Mantova, Ferrara, Verona e Padova, Venezia e Trieste, luoghi che vederli tutti insieme è stata una riscoperta meravigliosa che ci ha detto che l’Italia è il paese più bello del mondo. E notando che il nostro è un paese meraviglioso perché è stato fatto dal lavoro dell’uomo. Anche la Sardegna che è un’isola ha una civiltà millenaria… Voglio dire che l’Italia non è l’Amazzonia, meravigliosa per la sua bellezza selvaggia e incontaminata, ma è un paese della mente costruito dal genio dell’uomo italiano»”.

E la sua di vacanza indimenticabile, senza famiglia?

«Era il 1991, avevo 25 annni, niente telefonini e nemmeno telefoni in Madagascar. Zaino e un mese senza sentire nessuno. Fuori dal mondo. Mentre a Mosca si consumava un colpo di Stato poi fallito contro Gorbaciov io stavo in tenda sotto le stelle, in un paese poverissimo e per certi versi spaventoso per la sua natura primitiva».

Mi pare di capire che le sue vacanze famigliari siano comunque quelle che ti lasciano qualcosa dentro, anche ai figii.

«Sì, luoghi in Italia dove si possa stare tutti insieme in una dimensione intima. Ad esempio le isole. Noi abbiamo le cosiddette isole minori, per dimensioni. Io amo ad esempio le Eolie, Stromboli e Vulcano, dove si sente il respiro della natura, l’alito caldo che sale dal centro della terra. Oppure Levanzo, con la Grotta del Genovese… La dimensione dell’isola ti dà l’intimità della famiglia. Un dono prezioso per genitori e figli per riscoprire quel che magari nella vita di tutti i giorni in città hai smarrito».

Da evitare?

«Mah, si viaggia anche per vedere cose brutte, sono vacanze anche queste, anche questo è arricchimento, ricordi da conservare tutti insieme. Non so, a me non piace la California dove invece molti italiani vanno. Piuttosto che Los Angeles, una città che non esiste, consiglio Civita di Bagnoregio o Monteriggioni con le sue mura paragonate da Dante a dei giganti».

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