Così le scelte delle madri cambiano la specie umana

In Danimarca sono tante le madri “Solomor” ovvero single che ricorrono alla procreazione assistita garantita dallo Stato. Il professor Villanova dell’Università Roma Tre studia gli effetti delle “Solomor”, mamme single: «Non sono scelte individuali, gli effetti hanno ricadute sui modelli familiari». L’intervista è stato pubblicata sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 23 maggio 2026

di Angelica Amodei

 

In Danimarca le chiamano ‘Solomor’: donne che scelgono di diventare madri senza un partner, grazie alla procreazione medicalmente assistita e a un sistema di welfare che accompagna la crescita dei figli con sostegni economici, educativi e sociali. Un fenomeno nato anche come risposta al crollo demografico e che oggi interroga tutta l’Europa, Italia compresa. Per alcuni è una rivoluzione culturale, per altri una frattura del modello tradizionale di famiglia.

Ma cosa racconta davvero questa trasformazione? E quali conseguenze avrà sui bambini e sulla società?

Ne abbiamo parlato con il professor Matteo Villanova, neuropsichiatra, sessuologo clinico e forense, criminologo e docente all’Università Roma Tre, tra gli studiosi che da anni osservano l’evoluzione della maternità e dei modelli familiari. Villanova ha scritto anche libri universitari sul tema, come: “Sperimentare percorsi di educazione sentimentale per l’affettività, la sessualità e il genere – Una raccolta di buone prassi da esperienze vissute”.

«Il fenomeno delle Solomor non va letto soltanto come una scelta individuale”, spiega Villanova «ma come parte di un cambiamento più ampio dell’evoluzione della specie umana. La specie cambia attraverso le scelte delle donne, che storicamente hanno rappresentato il motore dell’adattamento social».

La crescente indipendenza femminile ha modificato profondamente il concetto stesso di coppia?

«Per secoli la complementarità tra uomo e donna rispondeva a necessità pratiche: il maschio proteggeva e procurava risorse, la donna si occupava della cura e dell’educazione. Oggi molte di quelle funzioni non sono più indispensabili nello stesso modo».

La donna oggi è diversa rispetto al passato. Eppure, resta una domanda inevitabile: un figlio nato senza un padre presente, parte già con “mezza famiglia?

«Mancano i nonni, gli zii, cugini. Una famiglia a metà. La famiglia oggi non coincide più con il modello tradizionale del passato. Un bambino cresce attraverso molte agenzie educative: scuola, relazioni sociali, comunità, Stato, media. Il problema non è semplicemente l’assenza di un padre biologico, ma la qualità dell’ambiente affettivo e formativo in cui il bambino vive».

Lei ha conosciuto donne Solomor, ha seguito alcuni casi da vicino…

«In Italia si stima che le Solomor siano circa un centinaio, anche se i numeri reali potrebbero essere più alti. Molte donne vanno all’estero, soprattutto in Danimarca o in Spagna, per accedere alla fecondazione assistita. La Danimarca rappresenta il modello più avanzato. Lì, il fenomeno è stato regolamentato anche per contrastare l’impoverimento demografico. Lo Stato sostiene queste madri con servizi e aiuti durante la crescita del ragazzo con figure educative e reti di supporto che compensano l’assenza di una struttura familiare tradizionale».

In Italia, a che punto siamo?

«In Italia il sostegno resta fragile. Noi siamo ancora agli inizi. Da noi il sostegno è più carente e spesso tutto ricade ancora sulla famiglia».

Ma i bambini che nascono senza il papà, come crescono? Hanno poi carenze importanti?

«Contano molto i primi anni di vita del bambino, in modo in cui cresce. L’educazione affettiva si struttura molto presto, intorno ai sette anni. È lì che si formano i modelli identitari e valoriali. Conta lo stile di vita dei genitori, la serenità dell’ambiente, la capacità di offrire sicurezza emotiva. Per cui le situazioni possono essere diverse. Non possiamo limitarci a giudizi morali. Dobbiamo osservare scientificamente ciò che accade. I figli delle Solomor che ho conosciuto spesso crescono all’interno di reti familiari solide: nonni, amici, figure di supporto. Quando esiste una comunità affettiva forte, il bambino non si percepisce necessariamente come ‘diverso».

Il professore lega questo fenomeno a una trasformazione molto più ampia della società contemporanea.

«Sempre più donne scelgono la maternità senza avere un partner stabile. È impossibile dire oggi se questo sia un bene o un male in senso assoluto. Stiamo osservando una fase evolutiva della specie umana. Accanto alle Solomor, esistono anche altri modelli familiari: famiglie poliamorose, coppie omogenitoriali, persone transgender che scelgono la genitorialità. La società sta ridefinendo il concetto di famiglia. Nel frattempo, mentre in Europa il numero delle nascite continua a diminuire, le Solomor rappresentano già una realtà concreta».

Professore, di alcune donne di diventare madri da sole può nascere anche da ferite personali, esperienze negative vissute nelle relazioni?

«Anche questo aspetto ha sicuramente un peso. Negli ultimi decenni molte donne hanno vissuto situazioni di forti delusioni nelle relazioni, anche di violenza o semplicemente di instabilità affettiva. Molte donne oggi non sentono più la necessità di completarsi attraverso un partner. Preferiscono affrontare la maternità in autonomia piuttosto che accettare relazioni fragili o poco solide. Le donne sono molto più autonome, hanno un diverso ruolo sociale, lavorativo e culturale. questo produce nuovi modelli familiari».

E il ruolo dell’uomo come cambia in questo scenario?

«Anche il maschile sta vivendo una trasformazione profonda. Un tempo il ruolo dell’uomo era legato soprattutto alla forza fisica, alla protezione economica. Oggi i ruoli possono invertirsi, in alcune situazioni. Vengono richieste anche altre qualità: sensibilità, capacità emotiva, presenza educativa. È cambiato il modo in cui uomini e donne si percepiscono reciprocamente».

Lei immagina che in futuro alcuni modelli di famiglie diverse da quelle definite oggi tradizionali possano diventare sempre più diffusi?

«Credo che assisteremo a una trasformazione progressiva del concetto di famiglia. È inevitabile. La specie umana si evolve continuamente. Cent’anni fa venivano discriminate le ragazze madri, oggi il quadro sociale è diverso. Nessuno può sapere come sarà la famiglia tra cinquant’anni. Possiamo soltanto osservare ciò che sta accadendo».

Foto: La principessa ereditaria di Danimarca Mary a Copenaghen

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