I numeri raccontano: «Inflazione e guerre ci stanno cambiando»

I consumi delle famiglie italiane raccontano, meglio di molti altri indicatori, come è cambiata la vita nel nostro Paese. Nel tempo, le abitudini di spesa si sono trasformate insieme ai bisogni, al reddito e ai grandi cambiamenti economici e sociali, passando dai beni essenziali a una crescente centralità dei servizi e del benessere quotidiano.

L’Istat ha pubblicato uno studio importante su “I consumi delle famiglie italiane”, come sono cambiati nel nostro Paese, dal 1861 ad oggi.

Ne parliamo con Ilaria Arigoni, primo Ricercatore Istat, responsabile dell’Indagine sulle spese per consumi delle famiglie: gestione e sintesi del processo d’indagine.

Cosa ci dice davvero questa ricerca rispetto a come è cambiata la spesa delle famiglie?

«Evidenzia come la profonda trasformazione economica dell’Italia, dall’Unità ad oggi, caratterizzata da un significativo aumento del reddito a disposizione della popolazione, abbia modificato radicalmente la struttura dei bisogni e la composizione della spesa delle famiglie. Dal 1861 fino al secondo dopoguerra, essendo l’Italia un Paese prevalentemente agricolo, la spesa era quasi totalmente destinata a soddisfare i bisogni primari: nel 1953, circa la metà era destinata ad alimentari e bevande (tabacchi inclusi). Nel 2024, questa quota è scesa a poco più di un quinto e la spesa per servizi rappresenta circa la metà del bilancio mensile. Quando una società si sviluppa, infatti, la struttura dei bisogni cambia, spostandosi dalla mera sussistenza verso beni e servizi legati a un maggior benessere».

Quali sono stati i momenti storici che hanno inciso di più sulle abitudini di spesa degli italiani?

«All’inizio degli anni Cinquanta, la spesa delle famiglie era ancora quasi interamente rivolta a soddisfare i bisogni primari. Con il boom economico, le famiglie acquistano nuovi beni, quali ad esempio l’automobile, e le abitazioni si dotano di elettrodomestici, radio, TV, giradischi. Nel corso degli anni Settanta, le crisi petrolifere fanno impennare il costo dei carburanti: la quota di spesa per la benzina aumenta di quasi 6 volte in meno di venti anni. L’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale riduce drasticamente la spesa per la salute, la cui quota dal 3,9% del 1978 scende all’1,3% del 1980. Con la progressiva terziarizzazione dell’economia, a partire dagli anni Ottanta la spesa delle famiglie è sempre più rivolta all’acquisizione di servizi, inclusi quelli legati alla rivoluzione digitale iniziata negli anni Novanta».

Quali sono i servizi che pesano di più nella vita quotidiana delle famiglie?

«La quota di spesa che le famiglie destinano oggi ai servizi è la stessa che settant’anni fa riservavano ad alimentari, bevande e tabacchi. Le spese più consistenti per i servizi sono quelle legate all’abitazione, inclusi gli affitti e le spese condominiali, ai pasti e consumazioni fuori casa, spesso necessari per impegni di studio o lavoro, alla manutenzione e all’assicurazione dei mezzi di trasporto privato».

Le medie nazionali quanto nascondono le disuguaglianze interne? Negli ultimi anni il divario tra Nord e Sud è migliorato o peggiorato?

«I valori medi calcolati a livello nazionale nascondono le significative disuguaglianze tra le diverse aree geografiche del Paese. Le famiglie residenti nel Mezzogiorno, fin dagli anni Cinquanta, mostrano livelli di spesa sensibilmente inferiori a quelli delle famiglie del Centro-Nord, una distanza che nel corso dei decenni è anche cresciuta, evidenziando persistenti disparità economiche e sociali. Nel 2024, la spesa delle famiglie del Mezzogiorno è del 20% inferiore a quella media nazionale e più di un quarto è destinato ad alimentari e bevande (tabacchi inclusi), quota che scende a circa il 19% tra le famiglie del Centro-Nord».

Quanto contano oggi fattori come inflazione, crisi economiche e cambiamenti sociali nel modo in cui le famiglie spendono?

«Inflazione, crisi economiche e cambiamenti sociali possono determinare modifiche sia nei prezzi dei beni e servizi oggetto di consumo da parte delle famiglie sia nei bisogni che le stesse devono soddisfare attraverso la spesa per consumi. Si pensi, ad esempio, alla recente pandemia da Covid-19, che, anche per effetto delle misure di contenimento messe in atto dal Governo, ha alterato la composizione della spesa, riducendo in maniera marcata le quote destinate a servizi ricettivi e di ristorazione, spettacoli o attività ricreative fuori casa, trasporti, ma anche abbigliamento e calzature. Più recentemente, le tensioni inflazionistiche sui beni energetici, legate al conflitto in Ucraina, hanno eroso il potere d’acquisto delle famiglie, costringendole a destinare una quota maggiore della loro spesa ai combustibili. È importante sottolineare come questi fattori non colpiscano tutte le famiglie in modo uniforme: quelle con minori vincoli di bilancio hanno la capacità di adeguarsi meglio e più rapidamente ai cambiamenti economici e sociali che influenzano i livelli e la composizione della spesa».

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