«Punto sui giovani l’orgoglio del Paese»: intervista al banchiere Giovanni Bazoli

di Manila Alfano

Si chiama Giovanni Bazoli, 93 anni, banchiere e giurista, ed è stato il fondatore di Banca Intesa Sanpaolo. Ha scritto un libro, “Vita Eterna”, per dialogare con i nipoti su temi religiosi, scienza e futuro. L’intervista è stata pubblicata sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 25 aprile

 

Giovanni Bazoli è sorpreso. Non si aspettava tanto interesse per il libro, “Vita eterna” recentemente pubblicato, in cui dialoga con i suoi nipoti e i loro giovani amici sui temi religiosi, sulla fede, sul male, sulla scienza e sul futuro.

Eppure, se a parlare è l’uomo che è stato il dominus della finanza italiana fin dagli anni ‘80, che ha saputo costruire la prima banca italiana, Intesa Sanpaolo, di cui è ancora presidente emerito, il mondo resta ad ascoltarlo attentamente.

Cresciuto nel solco della borghesia cattolica bresciana, con un padre deputato alla Costituente e amico di Papa Montini, Paolo VI, e un nonno che insieme a don Sturzo creò il partito popolare italiano, il professor Giovanni Bazoli, che il 18 dicembre ha compiuto 93 anni, porta in dote tutto lo spessore del ‘900 e parla ai giovani del futuro. Quando nel corso di un’intervista gli chiesero se si fosse mai sentito il banchiere di Dio, il professore rispose laconico che non si è mai sentito banchiere, ma giurista; «perché si è ciò che si è studiato».

Bresciano del fare e del costruire, un passo alla volta, senza cadere oggi nell’errore di quegli anziani che guardano il mondo con pessimismo: «No, io vedo un’élite di giovani preparati e capaci di dare orgoglio al Paese».

Davvero è stupito dall’attenzione prestata al suo libro?

«Pensavo di essere conosciuto per altro. Sono colpito dall’interesse che questo libretto sta suscitando».

Cosa significa essere cattolico?

«Significa agire ispirandosi a precetti evangelici. Fare scelte coerenti e coraggiose».

Lei è rimasto orfano a tre mesi, Le è mancata sua mamma?

«Ho vissuto senza avere la mamma. Ma ne ho avvertito e sofferto la mancanza solo crescendo, cioè rendendomi conto della differenza tra la situazione mia e di mio fratello Luigi e quella dei nostri coetanei. Luigi ed io siamo stati comunque fortunati perché, oltre al grandissimo amore di nostro padre (che non si è risposato), abbiamo goduto dell’affetto e delle cure di una santa donna (una terziaria francescana) che ci ha allevati come figli: zia Anita che ricordiamo tutti con grandissimo affetto. Incontrarla nella nostra vita è stato importante».

Ma che cosa sapete di vostra mamma?

«Che era una giovane sposa e mamma felice. Che è morta a causa dell’infezione causata dalla spina di una rosa che l’ha punta su una guancia. Se ci fossero stati gli antibiotici si sarebbe salvata facilmente; invece è scomparsa nel giro di pochi giorni, affrontando prove angosciose con una forza e una lucidità straordinaria. A una settimana dalla sua scomparsa mio padre ha affidato il ricordo dei giorni terribili della sua agonia a un diario, che è rimasto custodito nel cassetto della sua scrivania per decenni. Recentemente i nipoti hanno voluto pubblicarlo, per farconoscere anche al di fuori della famiglia un’esperienza estremamente toccante».

Lei crede nell’inferno?

«Immagino piuttosto un luogo di passaggio, un grande purgatorio. Perché infinita è la misericordia di Dio».

E come la mettiamo con il nostro senso di giustizia?

«La giustizia umana non è comparabile con quella di Dio. E, come diceva il Cardinale Martini, nessuno può rispondere all’interrogativo sull’origine del male se non per approssimazione».

Perché i giovani hanno smesso di fare figli?

«Il grande problema demografico dipende non tanto dal fattore economico, quanto dal senso di instabilità e di fragilità cui vediamo tutti sottoposte le nostre vite. Ciò a causa non olo dei conflitti che sconvolgono il mondo, ma anche di
tutti i cambiamenti che rendono incerto il futuro».

E a lei fa paura il futuro?

«Stiamo vivendo una fase di forte transizione. E’ nostro compito difendere i valori e i principi della democrazia che in questo momento è sotto attacco».

Quindi è d’accordo con il riarmo dell’Europa?

«Sono d’accordo con il nostro presidente, Sergio Mattarella, che merita pienamente la grande stima di cui gode: l’Europa unita deve provvedere alla propria difesa. E’ una scelta obbligata, anche se poco popolare: è la condizione per garantire la sicurezza collettiva e la pace. Dobbiamo proteggere l’Europa e l’idea da cui è nata».

L’Europa è sotto attacco?

«Credo che non sia esagerato affermare che l’Europa è l’ultimo baluardo di civiltà. Dobbiamo difendere i principi e valori fondanti della nostra cultura, anche a costo di sacrifici, non importa quanto grandi. In gioco è la stessa concezione della convivenza umana. Pensiamo ai rischi derivanti dalla rinuncia al diritto, ai rischi dello sviluppo tecnologico».

Si riferisce all’Intelligenza artificiale?

«Sì, essa può rappresentare una grande svolta nella storia del progresso umano, oppure ci può travolgere. A seconda che sia o meno regolata. L’Europa lo sta facendo, a costo di sembrare (e forse risultare, sul momento) meno competitiva. Quello che è successo di recente con Anthropic è un esempio oltremodo preoccupante: il Pentagono ne stava trattando l’utilizzo per uso militare. Il fondatore di Anthropic (di origine italiana) ha acconsentito, ma ponendo dei limiti, dettati da ragioni etiche. Il Pentagono si è allora rivolto ad altri fornitori. Da giurista temo che sia molto difficile regolare questa materia».

Come vede la finanza oggi?

«C’è una finanza vorace e senza limiti. Nelle mani di pochi si sta concentrando una ricchezza spropositata, inquietante. Temo una seconda Lehman Brothers; ci sono tutti i presupposti perché possa riproporsi. L’Europa da quel fallimento ha saputo trarre una lezione e ha cambiato regole. Al contrario, gli Stati Uniti non hanno introdotto alcuna vera riforma».

Gli Stati Uniti giustificano la guerra contro l’Iran perché vogliono eliminare una teocrazia sanguinaria e totalitaria.

«Ho molti dubbi al riguardo. È indiscutibile che il regime iraniano sia responsabile di crimini atroci; conosciamo bene purtroppo le misure repressive contro i giovani scesi in piazza a protestare. Ma siamo sicuri che dopo la caduta del regime teocratico si instaurerà la democrazia? E poi, soprattutto, pongo la domanda: il fine giustifica i mezzi?»

Neanche in questo caso?

«A chi sosteneva questa massima Mino Martinazzoli replicava: “se il fine giustifica i mezzi, chi giustifica il fine?».

Il libro

In “Vita eterna”, Giovanni Bazoli dialoga con giovani interlocutori sulla fede cristiana, l’adesione alla quale non è data per scontata come sarebbe stato per le generazioni precedenti. Innanzitutto, perché interessarsi alle questioni religiose che confliggono con la verità scientifica? La realtà del male non si concilia con la Provvidenza, l’immagine tradizionale di Dio non favorisce il nostro rapporto con lui e i precetti evangelici appaiono un’utopia.

Come si può credere che a ogni uomo si offra la prospettiva di una vita eterna? La fede cristiana può essere riscoperta quale bene prezioso e irrinunciabile proprio affrontando i dubbi ricorrenti. Dubbi che non devono essere accantonati, ma accolti e affrontati, nella convinzione che, come sosteneva papa Francesco, «i giovani possono essere riconquistati alla fede solo per attrazione».

 

Chi è

Il professore e avvocato Giovanni Bazoli è nato a Brescia nel 1932, è sposato e ha tre figli. Figlio dell’avvocato Stefano, membro dell’Assemblea Costituente e della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana. Nipote dell’avvocato Luigi, membro della Camera dei Deputati del Regno d’Italia e sottoscrittore con don Luigi Sturzo dell’atto fondativo del Partito Popolare Italiano. Docente all’Università Cattolica di Milano (materie di insegnamento: “Diritto amministrativo”, “Istituzioni di diritto pubblico”, “Diritto pubblico dell’economia”).

 

Cariche attuali:
*Intesa Sanpaolo S.p.A. – Presidente Emerito
*Fondazione Giorgio Cini – Presidente del Comitato Sostenitori
*Editrice La Scuola S.p.A. – Vice presidente
*FAI Fondo per l’Ambiente Italiano – Membro del Comitato dei Garanti
*Fondazione Teatro alla Scala – Membro del Consiglio di Amministrazione
*Fondazione Eni Enrico Mattei – Membro del Consiglio di Amministrazione
*Fondazione De Gasperi – Consigliere
*Ente Bresciano Istruzione Superiore – Membro del Consiglio di Amministrazione
*Istituto Paolo VI – Membro del Comitato esecutivo

Onorificenze:
*Cavaliere del Lavoro
*Cavaliere di Gran Croce
*Officier de la Légion d’Honneur

Lauree honoris causa:
*in “Economia Bancaria” conferita dall’Università degli Studi di Macerata
*in “Conservazione dei beni culturali” conferita dall’Università degli Studi di Udine.

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