I bambini particolarmente dotati spesso non vengono riconosciuti come tali e soffrono. Può farlo Maria Assunta Zanetti, docente di psicologia dello sviluppo. L’articolo è stato pubblicato sull’inserto cartaceo di Mamme Magazine di sabato 21 marzo 2025
Di Manila Alfano
Li chiamano bambini gifted, da gift, dono. Il loro quoziente intellettivo è molto più alto degli altri: 130 e oltre, quando la media già buona non arriva a 100. Sono tanti, molto di più di quelli che si pensa, il 5 per cento della popolazione, praticamente un bambino per classe, eppure spesso nessuno se ne accorge perché non vengono riconosciuti.
Due su dieci rischiano di perdersi. E soffrono. Andrea a 15 mesi conosceva tutte le lettere e i numeri, a 16 sapeva la marca di ogni automobile che incontrava per strada. A sei anni leggeva come un attore di teatro e scriveva poesie. Sembra una fortuna, eppure in tantissimi casi il talento può diventare un destino pesante.
Lo racconta la sua mamma: «La maestra era stanca dei suoi continui interventi; lo aveva bollato come il rompiscatole, da lì alla presa in giro dei compagni il passo è stato fin troppo breve». Sofia a 4 anni ha imparato da sola a leggere guardando i cartelli del parco giochi sotto casa. Era la sua strategia contro la noia e l’emarginazione. Con gli altri bambini non riusciva a giocare, non capiva come approcciarli.
In Italia c’è un solo laboratorio, dedicato interamente a questi bambini, uno dei migliori d’Europa, all’Università di Pavia: si chiama LabTalento. Arrivano da ogni parte d’Italia, accompagnati da genitori in cerca di aiuto, abituati a combattere da soli in un ambiente che non solo non comprende le capacità dei figli ma che spesso li svilisce e li mortifica. La scuola spesso non li supporta anche se ultimamente qualcosa sta cambiando.

La cosa più complicata, come spiega la professoressa, è che se non li riconosci, i talenti si perdono, evaporano e i bambini diventano disadattati, aggressivi. Peggio ancora, possono regredire e molti lo fanno. Questione di sopravvivenza: «Una strategia che appartiene spesso alle femmine.
Si adattano al gruppo, non alzano la testa per restare al livello degli altri. Si nascondono». «Eppure spesso sono loro le più dotate. Arrivano facilmente a 141 di QI contro i 137 dei maschi ma si mimetizzano, si abbassano al livello dei compagni per essere accettate. Mentre i maschi se annoiati si scatenano, non riescono a stare fermi, sfogano le loro frustrazioni con l’aggressività disturbando la classe e facendo dannare la maestra, loro si costruiscono un mondo interiore. Spesso finiscono i compiti prima dei compagni e leggono da sole, in silenzio.
Un comportamento che non dà fastidio. Né alla classe né alle maestre».C’è stato un caso che racconta bene il problema di cui si parla e che lascia disorientati mamma e papà. «È arrivata una famiglia da noi con un bambino plusdotato. I genitori erano al limite, 4 asili cambiati, le sue domande strane, la sua voglia di muoversi, i suoi comportamenti bizzarri. Abbiamo fatto un test di valutazione anche sulla sorella che frequentava già le elementari ma che non aveva mai dato nessun problema di comportamento. È risultata anche più dotata del fratello. E rischiava così di perdersi e di non venir valorizzata. Alla fine questa famiglia, esasperata, ha lasciato l’Italia. Hanno scelto il Giappone dove la plusdotazione è conosciuta e gestita al meglio».
La professoressa tira fuori un faldone pieno di lettere e di mail. Sono tutte le richieste di aiuto dei genitori. Spesso sono le mamme a lanciare l’sos. Tra loro ce n’è una con una bimba di 8 anni con un QI di 146. Altissimo. Durante l’estate ha finito da sola l’intero programma di quarta, ma resta incastrata in terza elementare. Niente da fare, la rigidità burocratica della scuola non le permette di saltare classi.
I medici le hanno diagnosticato un disturbo emotivo con tono basso dell’umore. È il risultato di due anni in cui la maestra ha tentato di normalizzarla a costo di mortificazioni.Oggi però come spiega la professoressa, qualcosa sta cambiando nell’atteggiamento delle scuole e dei maestri. C’è più consapevolezza. Riconoscere un talento plusdotato significa poter mettere in atto un piano antinoia e trovare stimoli capaci di farli sentire vivi. Al TalentLab arrivano bimbi di tutte le età ma le difficoltà esplodono in età scolare. «Sono bambini che non hanno la pazienza di fare le somme in fila come ordina l’insegnante. Loro arrivano al risultato senza bisogno di passaggi».
È l’Eureka, la lampadina che si accende così. Un lampo, talento puro, come un processore di un computer che gira molto più veloce degli altri. E guai a non riconoscerlo. «Noi aiutiamo anche i docenti a trattare con loro, insegniamo sempre di più un percorso diverso da cui possono avvantaggiarsi tutti, anche gli altri alunni. La Lombardia è la Regione più avanzata da questo punto di vista». Dal 2018 la ricercatrice è parte del tavolo tecnico del Miur Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti plusdotati e per lo sviluppo del potenziale e del talento.
Sono tanti i bambini vittime di bullismo, qualcuno finisce addirittura nella criminalità, altri nella droga. Daniele Doronzo è uno che ce l’ha fatta dopo lacrime e rabbia. Gli avevano dato solo 7 in fisica, una punizione per il comportamento indisciplinato. Niente borsa di studio per l’America. Un sogno in frantumi. Così ha scritto lettere al Cern in un sacco di lingue. Spiegava le sue capacità, gridava la sua voglia di essere se stesso, implorava di non essere cestinato. Oggi vive in America, a San Francisco ed è felice. Oggi è Giorgio, 9 anni, a gridare aiuto. La mamma si è rivolta al centro perché a scuola viene emarginato dai compagni Va bene in matematica, suona la batteria, è un ballerino spettacolare, è creativo, per questo c’è chi lo prende in giro. «In loro notiamo come uno sbilanciamento, tanto più sono intelligenti, quanto più fanno fatica a gestire la loro emotività. In loro manca la regolazione dell’umore».
Sono geni con il ciuccio, fanno domande da grandi, si prendono sulle spalle il peso di problemi enormi, perdono il sonno a pensare come risolvere la fame nel mondo, come diminuire l’inquinamento per salvare il pianeta. Ma restano pur sempre bambini.

