L’intervista è stata pubblicata sull’inserto cartaceo di Mamme Magazine di sabato 14 marzo 2025
di Angelica Amodei
Si scrive sempre meno. Carta e penna sono sempre più oggetti in disuso.
E, invece, scrivere, allenare la grafia è un ottimo esercizio. Specie i bambini e gli adolescenti, sempre più alle prese con tablet, computer e smartphone non dovrebbero trascurare disegni e scrittura su carta. La scrittura manuale svolge un ruolo importante nello sviluppo cognitivo e motorio dei bambini.
Ne abbiamo parlato con il dottor Alessandro Pellizzari, dottore in tecniche psicologiche e psicomotricista. Esperto di grafomotricità.
È vero che si scrive meno?
«Sì. Bisogna prima di tutto considerare il contesto in cui i bambini crescono. Nelle grandi città, dove spesso le scuole investono maggiormente nella tecnologia, i bambini vengono esposti al digitale già dalla scuola dell’infanzia. In realtà diverse, come quelle di provincia, è ancora più frequente che i bambini giochino all’aperto, utilizzino materiali diversi e sperimentino con il corpo. Questo aspetto è fondamentale, perché l’essere umano è, prima di tutto, un essere
‘analogico’: impara attraverso il corpo, il movimento e la sensorialità. Se ai bambini vengono tolte o ridotte eccessivamente queste esperienze motorie e sensoriali, si perde una parte importante del processo di integrazione che sta alla base dello sviluppo».
La scuola è importante…
«Nella scuola dell’infanzia, per esempio, i bambini dovrebbero avere la possibilità di sperimentare molti materiali diversi: pennarelli, pittura, pastelli a cera, pastelli a olio. Questa varietà permette di sviluppare schemi motori diversi e di imparare a regolare aspetti fondamentali del gesto grafico, come la pressione sul foglio o la direzione del tratto. Anche il modo in cui si impugna lo strumento di scrittura è importante: una presa corretta rende il gesto più efficiente e meno faticoso».
Oggi le occasioni di scrittura sono sempre meno.
«Molte attività che un tempo passavano dalla carta, dai biglietti alle lettere, fino agli appunti quotidiani, si svolgono ormai attraverso dispositivi digitali. Questo cambia anche il rapporto con il tempo: il digitale è orientato alla velocità e alla risposta immediata, mentre la scrittura manuale richiede pazienza, esercizio e perseveranza. Ed è proprio questo tempo più lento a essere prezioso».
Quali funzioni cognitive sono collegate anche alla scrittura?
«La scrittura manuale coinvolge numerose funzioni cognitive: attenzione, memoria, funzioni esecutive e capacità visuo-spaziali. Quando scriviamo a mano costruiamo una rappresentazione mentale delle lettere e delle loro forme. Questo contribuisce alla cosiddetta memoria visuo-spaziale: il cervello immagazzina l’immagine della lettera e la richiama ogni volta che serve».
Allena anche la memoria?
«Assolutamente sì. Aiuta anche ad allenare la memoria di lavoro, quella che utilizziamo per trattenere temporaneamente le informazioni, ad esempio quando un insegnante detta i compiti o quando dobbiamo ricordare una breve sequenza di dati e manipolarli. Se questa capacità non viene esercitata, può risultare meno efficiente».
In Francia i bambini iniziano a scrivere con la penna stilografica. Può essere utile?
«Non esiste una risposta valida per tutti. Se introdotta come semplice ‘vezzo’ estetico può risultare frustrante, soprattutto per i bambini che fanno già fatica a scrivere. Se invece viene proposta gradualmente e accompagnata da un lavoro sul gesto grafico e sulla motricità può diventare uno strumento utile per riscoprire la precisione e la gestualità della scrittura manuale. Quando poi compare l’interesse per il disegno e il tratto grafico, tra i quattro e i cinque anni, è importante incoraggiare la sperimentazione senza giudizi, aiutando però i bambini a sviluppare una buona presa della matita, la cosiddetta presa “a pinza”, con pollice e indice e il medio che sostiene lo strumento».
E alla scuola primaria?
«Diventa utile affiancare al lavoro fatto in classe piccoli momenti di allenamento, anche brevi: ad esempio ripetere una riga di lettere per consolidarne la forma e la direzione del tratto. Sono dettagli che, nel tempo, fanno la differenza sia nella qualità della scrittura sia nello sviluppo delle competenze cognitive. In un mondo sempre più digitale, quindi, la scrittura a mano non è solo una tradizione da preservare. È anche uno strumento prezioso per lo sviluppo del cervello, dell’attenzione e della capacità di organizzare il pensiero. E per questo, soprattutto nei primi anni di vita, continuare a coltivarla può fare davvero la differenza. A scuola e a casa, incoraggiamo i nostri figli».
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