Casi sempre più in aumento Dsa, la cattiva volontà che nasconde un disagio

I Dsa, ovvero i Disturbi Specifici dell’Apprendimento interessa oltre 354mila giovanissimi. L’articolo è stato pubblicato sull’inserto cartaceo di Mamme Magazine di sabato 14 marzo 2025

di Chiara Mancioli

 

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di DSA, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, riferiti all’anno scolastico 2022/2023, gli studenti con una diagnosi di DSA rappresentano il 6% della popolazione scolastica italiana: oltre 354 mila bambini e ragazzi.

Un numero molto diverso rispetto a dieci anni fa, quando la percentuale non raggiungeva neppure l’1%. Ma ciò a cui stiamo assistendo è davvero un aumento dei casi? Oppure stiamo semplicemente diventando più capaci, come scuola e come società, di riconoscerli? Questi numeri raccontano prima di tutto una nuova consapevolezza: diagnosi più tempestive e un sistema educativo più attento e preparato.

Molti genitori oggi sanno riconoscere le difficoltà e chiedere aiuto. Lo scenario italiano, però, non è uniforme. Nel Nord Ovest le diagnosi raggiungono il 7,9% degli studenti, mentre nel Mezzogiorno si fermano al 2,8%. Non è il disturbo a
cambiare, ma l’accesso alla valutazione, alla formazione degli insegnanti e ai servizi dedicati. In alcune zone i bambini vengono individuati e riconosciuti prima, mentre altrove rischiano di rimanere invisibili
più a lungo.

Dietro questi numeri ci sono bambini che affrontano sfide diverse tra loro. Le diagnosi di dislessia sono le più frequenti, oltre 204 mila nel 22/23; seguono disortografia e discalculia,entrambe oltre i 120 mila, e la disgrafia che riguarda più di 110 mila studenti. E un bambino può presentare più disturbi contemporaneamente: ogni profilo è unico e richiede strumenti didattici mirati. Il ruolo dei genitori è custodire l’autostima dei figli, osservare, ascoltare, dialogare con gli insegnanti e non esitare a chiedere una valutazione quando qualcosa non torna.

Quello della scuola è monitorare, segnalare e accompagnare. Dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia non parlano di limiti, ma di modi diversi di imparare.

Sono quattro disturbi dell’apprendimento che non riguardano né l’intelligenza né la volontà, ma solo il modo in cui il cervello elabora la lettura, la scrittura o il calcolo. Scoprire il proprio modo di imparare, tra mappe concettuali, audio-libri e tempi più distesi nelle verifiche, è un alleato prezioso per chi faticava a trovare risposte.

Da un punto di vista clinico,la diagnosi ufficiale può essere formulata solo dopo la seconda primaria (per lettura e scrittura) e dopo la terza primaria (per il calcolo), ma già dalla scuola dell’infanzia è possibile osservare alcuni segnali e intervenire in modo precoce. La scuola italiana segue un percorso impostato per garantire diritti, tutele e strumenti compensativi.

Sempre più testimonianze raccontano come la diagnosi, dopo anni di difficoltà inspiegabili, arrivi come un sollievo. E dietro ogni percentuale c’è un bambino che ha bisogno di essere visto e sostenuto nel suo percorso, seguendo il suo ritmo, unico come un’impronta digitale.

Foto: Pixabay

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