Riattiviamo il pensiero dei nostri figli con carta, penna e corsivo

L’editoriale è stato pubblicato sull’inserto cartaceo di Mamme Magazine di sabato 14 marzo 2025

di Manila Alfano

 

La tecnologia aiuta ma non troppo. Lasciare i bambini davanti ai cellulari e ai device non aiuta. Neppure nello sviluppo cognitivo. Tornare a scrivere a mano, magari in corsivo e magari utilizzando una bella penna stilografica, invece non solo migliora lo sviluppo delle facoltà intellettive ma attiva ben tredici aree del cervello. A spiegarcelo in questo numero di Mamme Magazine è Guglielmo Incerti Caselli, il presidente dell’Associazione Grafologica Italiana. Lasciamo i bambini con la carta e la penna come si è sempre fatto.

Intanto aumentano i bambini dislessici, disgrafici, discalculi. Nell’arco di dieci anni si è passati dall’1 per cento della popolazione scolastica al 6 per cento. E sono cifre in crescita. Essere disgrafico o dislessico non è un limite, ma è un diverso mo per imparare ma è sicuramente, quando non diagnosticata, una difficoltà in più. Oggi i dati e i racconti degli psicologi e logopedisti vanno tutti in una direzione: quando il bambino prende consapevolezza allora è sollevato.

Come se si togliesse un peso che lo appesantisce, lo mortifica. Quando invece alla fatica si da un nome finalmente è come se perdesse il peso specifico che rende così difficile il raggiungimento dei risultati scolastici.

Ma il problema non riguarda solo i ragazzi: la dislessia e tutte le altre articolazioni, impatta anche sui genitori. I sintomi sono ingannevoli: apatia, distrazione, scarsa volontà di applicazione allo studio, difficoltà d’apprendimento. In pratica l’alunno diventa un bambino svogliato, senza voglia di studiare e spesso dai genitori scattano comportamenti che non aiutano. Si crea un clima di tensione e di incomprensione in famiglia che fa male a tutti.

Ecco perchè quando poi arriva la diagnosi, quando quella scarsa propensione allo studio diventa un sintomo di un disagio, spesso è una liberazione per tutti. Ma anche un momento durissimo per i genitori che rivedono passare in un attimo quei momenti in cui nei confronti del figlio c’è stata rabbia, parole durissime e diventa chiaro quello sguardo che chiedeva aiuto.

La diagnosi mette le cose in chiaro e riapre alla normalità dei rapporti: può sembrare un controsenso ma l’accettazione del disagio riporta armonia, stima e la voglia di per correre insieme un nuovo percorso senza pregiudizi.

Foto: Pixabay

Condividi su: