La nostra esperta interviene sulla vicenda terribile accaduta in Svizzera a Capodanno e spiega cosa accade dopo un trauma di questo tipo
di Francesca Birello*
Il trauma è una frattura che divide la vita in un “prima” e in un “dopo”. La tragedia di Crans-Montana del 31 dicembre 2026 ha lasciato ferite profonde: l’incendio al locale Le Constellation non ha solo strappato vite giovanissime, ma ha scardinato l’ordine naturale delle cose. Per un genitore, perdere un figlio in modo così violento non è solo un dolore immenso, è uno shock che riscrive la biologia del cervello.
Una frattura tra amore e biologia
Il cervello dei genitori è “programmato” per proteggere la prole. È una missione biologica guidata da circuiti neurali profondi. Quando la morte arriva in modo improvviso e crudele, questa missione fallisce e il cervello entra in un corto circuito.
Mentre nel lutto “fisiologico” il dolore si trasforma lentamente, nel lutto traumatico tutto resta congelato. Il genitore rivive continuamente l’evento, si colpevolizza, rimane in una sensazione di sospensione, come se il mondo continuasse a muoversi senza di loro. Non è debolezza, è una risposta neurologica a un evento che la mente umana fatica anche solo a concepire.
Cosa accade nella mente?
Nel trauma, il sistema di elaborazione delle informazioni si blocca. Dal punto di vista neurologico:
- l’Amigdala è in perenne allarme: Il corpo resta in uno stato di “attacco o fuga”, reagendo a ogni stimolo (un odore, un rumore) come se il pericolo fosse ancora presente.
- L’Ippocampo non “archivia”: Il ricordo dell’incendio resta frammentato. Per la mente, il figlio non è morto nel passato, ma sta morendo nel presente.
- La Corteccia Prefrontale si spegne: La parte razionale è sopraffatta, causando quella “nebbia cognitiva” che rende faticoso anche il gesto più semplice.
La via dell’EMDR: sbloccare il trauma
Il trauma, il lutto complicato è una ferita che travolge la capacità naturale della mente di guarire. L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) interviene proprio qui: attraverso la stimolazione oculare, aiuta il cervello a “digerire” i frammenti traumatici dell’evento. L’obiettivo non è dimenticare, ma permettere alla memoria del proprio figlio di tornare a essere un luogo di amore e dolcezza, slegandola dal terrore dell’ultimo istante.
Integrare l’assenza
Accettare questa perdita non significa “superarla”, ma imparare a integrare l’assenza nella propria storia senza esserne travolti ogni instante. Il supporto psicologico non cancella il dolore, ma impedisce che resti congelato. Offre uno spazio sicuro dove il cuore può, un passo alla volta, tornare a respirare.
Cinque consigli per stare vicino a un genitore colpito da trauma
Davanti a una tragedia come quella di Crans-Montana, l’impotenza ci spaventa. Eppure, la nostra presenza è il primo passo per la ricostruzione. Ecco come aiutare:
- Ascolta senza risolvere: Non cercare parole di conforto impossibili. Evita frasi come “Fatti forza” o “Il tempo guarisce”. Offri invece il tuo silenzio e la tua disponibilità: “Sono qui, se vuoi parlare o se vogliamo solo stare insieme”.
-
Sii concreto, non chiedere: il trauma crea “nebbia cognitiva”. Se puoi agisci: porta una cena pronta, sbriga una commissione o accompagna gli altri figli a scuola. L’aiuto pratico è protezione.
- Rispetta i silenzi: il dolore ha picchi improvvisi. Se un genitore si isola o rifiuta un invito, non è personale. Continua a inviare messaggi brevi di vicinanza, senza pretendere risposta.
- Nomina chi non c’è più: il silenzio isola. Condividi un ricordo o dì semplicemente: “Oggi ho pensato a lui/lei”. Onorare il nome del figlio scomparso riconosce che la sua vita ha ancora un valore immenso.
-
Suggerisci l’aiuto esperto: Se vedi che il dolore resta “congelato” (flashback, insonnia grave), proponi con delicatezza un supporto specialistico come l’EMDR, spiegando che può aiutare ad elaborare la perdita.

Psicologa-psicoterapeuta
Sito: www.drssabirello-psicologofirenze.it
Foto: Pixabay

