Influenza 2025 nei bambini: febbre alta anche per 4-5 giorni e tutti i sintomi

Più colpiti bimbi e adolescenti in questa nuova stagione. Tra i sintomi più frequenti anche la spossatezza. Ecco cosa dice la pediatra

di Angelica Amodei

 

La stagione influenzale quest’anno è partita con circa quattro settimane di anticipo rispetto al consueto. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione mondiale della sanità per la Regione europea, la circolazione dei principali virus respiratori è già sostenuta in Italia e nel resto d’Europa, con un picco atteso tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio. A essere maggiormente colpiti sono soprattutto bambini e adolescenti.

I sintomi più frequenti: 
– Febbre alta, che può durare anche quattro o cinque giorni con picchi di 39-40 gradi.
– Spossatezza, dolori muscolari e disturbi respiratori.

“La febbre è il sintomo che più allarma i genitori, soprattutto quando è elevata e prolungata”, spiega Valentina Grimaldi, pediatra di famiglia, psicoterapeuta e coordinatrice della Commissione età evolutiva dell’Omceo di Roma. “Per questo è fondamentale che noi pediatri rassicuriamo le famiglie e forniamo indicazioni corrette su come gestirla”.

Per abbassare la febbre è possibile ricorrere agli antipiretici, tenendo però presente che la riduzione della temperatura è generalmente limitata a uno, massimo un grado e mezzo. “Un’altra grande paura dei genitori”, continua Grimaldi “riguarda le convulsioni febbrili, che possono verificarsi nei bambini sotto i sei anni predisposti. Si tratta però di un fenomeno benigno, che si risolve senza conseguenze, anche se nel momento spaventa molto”.

La pediatra ricorda inoltre che è ancora possibile vaccinarsi contro l’influenza. “La campagna vaccinale è in corso e il vaccino resta un’arma importantissima non solo contro l’influenza stagionale, ma contro i virus in generale: mantiene l’organismo allenato a rispondere agli attacchi esterni”.

Gestione della febbre

Al di là dell’influenza, la gestione di febbre e dolore rappresenta uno dei motivi più frequenti di richiesta di assistenza pediatrica. “Nella stragrande maggioranza dei casi la febbre è causata da infezioni virali che si risolvono spontaneamente in pochi giorni”, spiega Grimaldi “ma può anche essere sostenuta da infezioni batteriche che richiedono terapie specifiche o rappresentare un segnale di altre condizioni patologiche. Per questo è fondamentale che il pediatra valuti il quadro clinico e indirizzi la famiglia”.

Un aspetto centrale è imparare a osservare il bambino oltre il numero indicato dal termometro. “I bambini, più degli adulti, possono andare incontro a picchi febbrili molto elevati senza che questo comprometta il loro stato generale. Ci capita spesso di vedere bambini con 39 gradi che giocano e ridono serenamente: in questi casi non c’è da preoccuparsi, ma da adottare semplici accorgimenti per aiutarli a tollerare la febbre”.

Tra le raccomandazioni: garantire una buona idratazione, preferendo acqua semplice, offrire pasti leggeri e frequenti, utilizzare un abbigliamento non troppo pesante e in fibre naturali come il cotone, aerare regolarmente gli ambienti domestici e somministrare antipiretici per alleviare disturbi come dolori muscolari, mal di testa e malessere generale. Quando è invece necessario preoccuparsi? “Se il bambino appare molto abbattuto, sonnolento, poco reattivo agli stimoli, non vuole bere né mangiare o non migliora nemmeno dopo l’antipiretico, è importante contattare il pediatra. Naturalmente l’età è un fattore chiave: nei bambini sotto i tre mesi la febbre va sempre valutata dal medico”.

Proprio per prevenire ansie e comportamenti inappropriati, Grimaldi sottolinea l’importanza del counseling precoce. “È utile parlare di febbre e dolore già durante le prime visite, ad esempio quando si introducono le vaccinazioni. Insegnare ai genitori a riconoscere i segnali di disagio e a usare correttamente i farmaci è più efficace quando il sintomo non è in atto. Questo tipo di informazione va però ripetuto più volte, perché la competenza si costruisce nel tempo”.

La ‘Fever Phobia’

Alcuni genitori misurano la febbre in modo compulsivo o pretendono che l’antipiretico azzeri la temperatura, temendo danni gravi come meningiti o lesioni permanenti. In realtà, l’uso eccessivo di farmaci può essere più pericoloso della febbre stessa. Per questo una comunicazione chiara ed efficace sulla gestione di febbre e dolore è fondamentale per un uso appropriato delle terapie e per rassicurare genitori e bambini, dando il giusto peso alle cose.

Foto: Pixabay

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