Cosa sono, dove li troviamo e perché possono nuocere al nostro organismo. I bambini sono i più vulnerabili.
di Angelica Amodei
La pelle non è una barriera inerte, ma un organo dinamico, costantemente in contatto con l’ambiente circostante. Da questa consapevolezza nasce l’attenzione crescente verso i perturbatori endocrini e l’ecodermocompatibilità, temi al centro del dibattito multidisciplinare “I perturbatori endocrini. Salute, ambiente e strategie di prevenzione dermatologica”, che riunisce dermatologi, endocrinologi, pediatri, cosmetologi, chimici ed esperti ambientali per affrontare in modo integrato questioni di salute individuale e collettiva.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i perturbatori endocrini sono sostanze esterne capaci di interferire con il sistema endocrino, causando effetti nocivi sull’organismo, sulla sua progenie o sulle popolazioni. Il Rapporto ANSES 2021 individua 906 sostanze da monitorare, presenti non solo in pesticidi e diserbanti, ma anche in plastica, tessuti e cosmetici di uso quotidiano.
Ogni giorno la pelle entra in contatto con decine di molecole chimiche: oltre 30 ingredienti in un balsamo, più di 40 in una crema viso, quasi 30 in un detergente corpo. La sicurezza legale non garantisce però l’assenza di rischi a lungo termine. «Purtroppo il sicuro per legge non esiste – continua Pucci Romano – dobbiamo affidarci al principio di precauzione… Nel caso dei Perturbatori Endocrini, poi, la pelle fa da tramite, si lascia ingannare da queste sostanze e mette il semaforo verde. In questo modo penetrano al suo interno con un meccanismo simil-ormonale. E le conseguenze sono molteplici. Tra queste, l’aumento dell’endometriosi, infertilità maschile, pubertà precoce o tardiva, disturbi del neurosviluppo».
Gli effetti dei perturbatori endocrini si estendono oltre la pelle. «Gli inquinanti ambientali agiscono come veri e propri interferenti endocrini, in grado di alterare profondamente l’equilibrio ormonale dell’organismo – spiega Annamaria Colao, vice presidente del Consiglio Superiore di Sanità –. L’aumento dell’obesità osservato negli ultimi decenni è in parte correlato alla diffusione di queste sostanze, che interferiscono con i meccanismi di regolazione metabolica…». Microplastiche, ftalati, diossine e metalli pesanti possono accumularsi negli organi endocrini, alterandone la funzione, e sono stati rilevati persino nella placenta.
Attenzione ai più piccoli
La popolazione infantile è particolarmente vulnerabile. «I Perturbatori Endocrini rappresentano una oggettiva emergenza di salute pubblica, perché la popolazione è esposta diffusamente attraverso oggetti di uso comune come la plastica, sostanze chimiche industriali, pesticidi…», avverte Annamaria Moschetti, pediatra ISDE, evidenziando i rischi per il neurosviluppo e per i disturbi comportamentali, e la necessità di misure di prevenzione.
Sul piano normativo, l’Unione Europea ha rafforzato i controlli. «Oggi non possiamo nasconderci dietro un dito, il problema dei perturbatori endocrini c’è e va comunicato al cliente finale sulla base del principio di precauzione citato nell’articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea», sottolinea Fabrizio Zago, chimico industriale. Dal 2026 l’indicazione obbligatoria in etichetta dei prodotti per i consumatori rappresenterà un passo fondamentale verso maggiore consapevolezza.
Anche l’industria si sta muovendo. «In Laboratoires SVR siamo pionieri del concetto di clean-ical beauty…», spiega Alessandra Tramontini, direttore Relazioni mediche SVR Italia, ricordando gli studi finanziati sul legame tra perturbatori endocrini e pubertà precoce.
Ridurre l’esposizione, scegliere alimenti di qualità e prodotti ecodermocompatibili è oggi una scelta responsabile. «Ciò che fa male alla pelle fa male all’ambiente e viceversa…», conclude Pucci Romano, sottolineando il ruolo di dermatologi, cosmetologi e farmacisti come promotori di una cultura cosmetica basata su scienza, etica e sostenibilità.
Foto in apertura: Pixabay

