Vaccino per la difterite: perché è importante farlo?

Il vaccino per la difterite è un protocollo efficace, poco impegnativo e affidabile, grazie al quale è stato evitato l'insorgere di un'epidemia: perché è così importante.

Diventato obbligatorio a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, il vaccino per la difterite ha portato a un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie. Il contenimento di questa infezione a livello planetario partì dall’Ungheria, che fu la prima nazione a rendere obbligatoria la terapia preventiva.

Tutto ciò ha portato a una drastica riduzione dei casi letali, al punto che la malattia risulta praticamente debellata in molte aree del mondo. Ma perché il vaccino per la difterite è importante?

Vaccino per la difterite

Questa infezione è causata dal Corynebacterium Diphtheriae, produttore di tossine a eccezione del biotipo Belfanti; ne esistono, quindi, diverse sotto-categorie di specie, a cui corrispondono altrettanti gradi d’intensità del quadro clinico. Limitatamente al contagio fra esseri umani, le varianti più conosciute sono: mitis, intermedius, gravis.

Tuttavia non è solo la varietà dei ceppi a determinare la necessità di un vaccino, ma anche la severità della sintomatologia.

L’apparato respiratorio risulta quello più frequentemente colpito, ma non mancano forme cutanee, infezioni a livello della congiuntiva o delle vie urinarie. Il periodo di incubazione va dai due ai cinque giorni. I segnali che fanno pensare alla difterite nelle prime vie aeree sono di varia intensità. Mal di gola e abbassamento della voce, chiazze grigiastre sulle tonsille, linfonodi alterati, difficoltà a respirare e a inghiottire, rinorrea e una generale sensazione di malessere possono rallentare e arrestare le funzioni respiratorie, con conseguenze devastanti.

Vaccino per la difterite: perché è importante?

A dispetto delle polemiche degli anti-vax, decidere di proteggere se stessi e i propri figli da questa malattia è una decisione più che sensata, oltre che comprensibile. Le ragioni non si limitano alla salvaguardia personale, ma si estendono al campo della responsabilità sociale nei confronti delle altre persone. Proprio grazie al vaccino anti-difterico, l’infezione è praticamente scomparsa e il problema di un’eventuale epidemia di ritorno risolto alla radice.

Per chiarire meglio che cosa si intende con tali affermazioni, bisogna introdurre il concetto di immunità di gregge o di gruppo. Per salvaguardare una popolazione, occorre arrivare almeno al 95% degli individui vaccinati. Raggiungere questa percentuale significa tutelare sia coloro che non hanno ricevuto la terapia vaccinale sia chi non ha sviluppato una risposta immunitaria adeguata.

I rischi e le modalità di somministrazione

Quanto ai rischi, il siero antidifterico è altamente sicuro, in quanto composto da batteri resi innocui, ma attivi quanto basta per ottenere un’adeguata protezione. Gli effetti collaterali si presentano con frequenza ridotta rispetto al passato e si limitano a un leggero innalzamento della temperatura e a una lieve infiammazione locale. Dalla quarta dose in poi, solo un esiguo numero di bambini riscontra un po’ di indolenzimento al braccio.

In merito alle modalità di somministrazione, non esiste una terapia preventiva che protegga esclusivamente dalla difterite, pertanto si effettua in modalità combinata. Tre dosi durante il primo anno di vita, altre due tra i 5 e i 14 anni e, dopo la pubertà, un richiamo ogni 10 anni, in contemporanea a pertosse e tetano. In sostanza, si tratta di un protocollo efficace, poco impegnativo e affidabile per evitare l’insorgenza non solo di problemi di salute individuali, ma anche epidemiologici.

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