Quando i bambini iniziano a parlare?

Capiamo insieme quali sono le tempistiche con cui i bambini iniziano ad esprimersi, l'età in cui iniziano a parlare ed i modi in cui possiamo aiutarli.

Il momento delle prime parole di un bambino è uno dei più attesi da parte di qualsiasi genitore. In ogni famiglia che si rispetti, difatti, le scommesse su quale sarà la prima parola, se mamma o papà, sono la regola. I primi versi in realtà, anche se possono assomigliare a delle parole, sono solamente suoni, sillabe ripetute senza alcun senso compiuto.

Quando cominciano dunque i bambini a parlare?

Quando i bambini iniziano a parlare

Come spiegato in introduzione, i primi suono e le prime sillabe che i bambini emettono, fanno parte di un processo definito lallazione. Ciò che viene pronunciato dai piccoli è in realtà privo di significato.In questa fase i bambini prendono consapevolezza delle loro capacità divertendosi nel ripetere versi ad alta voce. Spesso hanno la finalità di richiamare l’attenzione delle persone presenti, oppure di comunicare lo stato d’animo di quel momento (gioia, rabbia ed altri).

A quanti mesi le prime parole?

Le prime parole che effettivamente avranno un senso compiuto saranno pronunciate solo tra i 9 e i 12 mesi. In questi tre mesi, finalmente, l’emozione di sentire il proprio figlio pronunciare mamma e papà potrebbe finalmente concretizzarsi. Alcuni bambini tuttavia associano le prime parole ad oggetti o situazioni ricorrenti. I bambini più intraprendenti e chiacchieroni, intorno allo stesso periodo, potrebbero cominciare anche a formulare alcune frasi.

Ricordatevi però che queste non avranno un senso vero e proprio, seppur per enfasi ed intonazione potrebbero somigliare a quelle dei genitori o delle persone che li circondano.

Dopo il primo anno di vita il bambino ovviamente sarà in grado di acquisire un maggior numero di parole (entro il secondo anno di vita circa 200), nonché di imparare ad “ascoltare” ma soprattutto ripetere ciò che sentirà. Sia ben chiaro che queste tempistiche non devono venire prese alla lettera, ogni bambino è un mondo a sé, ma sono puramente indicative.

Se un bambino è un pochino più lento nel cominciare a parlare, infatti, non significa che debba necessariamente avere problemi cognitivi o di linguaggio.

Aiutare i bambini a parlare è possibile?

Partiamo dal presupposto che l’apprendimento dei bambini è di tipo passivo, quindi ciò che avranno imparato sarà semplicemente per imitazione. Per aiutare i bambini nell’imparare a parlare è assolutamente sconsigliato parlare il “bambinese“, quindi un linguaggio modificato ad hoc: il cane non potrà essere chiamato, per quanto possa sembrare simpatico farlo, “bau bau”, così come la macchina non dovrebbe essere chiamata “brum brum”. Al contrario, andrà mantenuto un linguaggio chiaro, seppur semplice, sia tra genitori, che nei confronti del bambino. Ad ogni suono ad esempio, andrà associato il nome dell’oggetto che lo emette.

In secondo luogo, il consiglio che si può dare per aiutare i bambini a parlare, è quello di leggere moltissimo ad alta voce, raccontare delle fiabe, giocare insieme e sfogliare dei libri. Nel caso il bambino si dimostrasse un po’ pigro nel parlare è scorretto dimostrare che si è capito cosa vuole dire, nonostante non lo abbia detto correttamente. Al contrario, meglio rivolgersi al bambino stimolandolo e chiedendo “delucidazioni” su quanto ha detto, così da farglielo ripetere fino a quando lo farà correttamente. Come? Ad esempio chiedendogli cosa vuole, oppure se desidera effettivamente l’acqua, oppure semplicemente facendogli notare che non si è capito quello che ha detto.

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