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Psicologia infantile: di cosa si occupa

Psicologia infantile: di cosa si occupa

La psicologia infantile è un settore di studi molto delicato. Vediamo di cosa si occupa e come si può lavorare nel settore.

Se ti trovi su questo articolo sei sicuramente alla ricerca di maggiori informazioni su un ambito estremamente interessante e fondamentale nella crescita di un bambino: la psicologia infantile.
Nell’articolo ti spiegheremo cos’è e di cosa si occupa, analizzando tutti i vari contesti in cui la psicologia infantile agisce.

Cos’è la psicologia infantile?

La psicologia infantile, o psicologia dell’età evolutiva è una branca della psicologia che analizza l’età che parte dalla nascita del bambino fino alla sua maturazione sessuale, arrivando dunque alla pubertà.

Il lasso di tempo con cui lavora lo psicologo infantile si può dividere in cinque fasi:
– Prima infanzia, a partire dai 0 ai 2 anni;
– Seconda infanzia, da 2 a 6 anni;
– Fanciullezza, ovvero l’età in cui il bambino inizia la scuola, dai 6 ai 10 anni;
– Preadolescenza, dai 10 ai 14 anni;
– Adolescenza, dai 14 anni in poi.Esistono diverse tipologie di terapie nell’ambito della psicologia, e quella relativa esclusivamente all’età pediatrica si pone come obiettivo quello di trattare delle problematiche che potrebbero far nascere dei disturbi, più o meno gravi, nell’età dello sviluppo.

Per fare un esempio comprensibile di queste situazioni che potrebbero destare disturbi successivi, basta nominare il bullismo, le crisi adolescenziali, l’aggressività o l’iperattività.
Rivolgersi ad uno psicologo specializzato nell’infanzia piuttosto che ad uno psicologo specializzato in qualsiasi altra branca della psicologia, relativa all’età adulta, è fondamentale, perché la differenza tra le due risiede esattamente nel trattamento, che, in età pediatrica, è completamente diverso.
La psiche di un bambino è chiaramente differente da quella di un adulto, e anche la modalità di approcio è diversa. Ad esempio, un bambino si sentirà più a suo agio ad esprimersi non verbalmente per quanto riguarda le sue problematiche, per cui opterà farlo con un disegno, con dei movimenti del corpo, con la musica, o con la scelta dei colori, e uno psicologo infantile dev’essere pronto a comprendere ogni dettaglio per entrare in empatia con il bambino e aiutarlo al meglio.

Di cosa si occupa?

Se il tuo desiderio è quello di intraprendere questa meravigliosa carriera, metti in conto un lungo percorso di studi che ti aiuterà ad acquisire una serie di conoscenze e competenze molto complicate, tuttavia, alla fine di questo lungo percorso potrai dire di essere in grado di aiutare un bambino o un adolescente in un periodo decisamente complicato che potrebbe affrontare una persona.
Oltre all’aiutare il piccolo paziente e prevenire il disagio a causa di fattori sociali, lo psicologo infantile può lavorare anche in cliniche che hanno a che fare con la salute del bambino, ad esempio specializzarsi ulteriormente in psicologia oncologica, supportandolo in tutte le sue fasi dello sviluppo cognitivo, socio-relazionale e psico-affettivo, aspetti che potrebbero mancare in caso di disagio.Lavorare con un minore significa anche lavorare in equipe con insegnanti, genitori e, nel caso presenti, medici e operatori specializzati.

Perchè? Sarà necessario affrontare ed analizzare nello specifico tutte le cause del disagio, che porteranno lo psicologo ad indirizzarsi verso la terapia migliore nella cura del paziente, assicurandogli un sano sviluppo.In che ambiti è possibile trovare la psicologia infantile?
Lo psicologo infantile ha molti rami in cui potrebbe lavorare, a partire dallo studio privato, fino ad arrivare agli ospedali, per cui la figura è molto richiesta.

Come lavorare nel settore

Chiaramente, non tutte le professioni sono adatte ad ogni individuo, e ognuno dispone delle proprie competenze innate che portano ad indirizzarsi verso una scelta o un’altra.
Un ottimo psicologo infantile, oltre alle conoscenze di natura teorica date dagli studi universitari, dev’essere propenso alla relazione con un bambino o un adolescente, e dev’essere capace di instaurare una relazione con loro basata sull’empatia e sulla fiducia reciproca.

Il paziente deve sentirsi a suo agio nel parlare e raccontare delle proprie difficoltà, pertanto il rapporto tra il paziente e lo psicologo dev’essere senza alcun tipo di pregiudizio.Per poter riassumere, pazienza, sensibilità, voglia di mettersi in gioco e passione per questa meravigliosa professione sono necessari per poterla

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