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Placenta previa: cos’è, sintomi e cause più comuni

placenta bassa

Scopri cosa vuol dire placenta previa e quali sono e differenze tra placenta previa occlusiva e non occlusiva. Quali i rischi per mamma e bebè?

A cosa si riferisce esattamente il termine placenta previa? Scopriamo insieme cos’è, sintomi e cause più comuni di questa condizione che si verifica ogni duecento gravidanze. Normalmente la placenta, l’organo predisposto a tutti gli scambi metabolici tra mamma e feto, si impianta nella parte superiore dell’utero. A volte capita però che si impianti invece nella parte inferiore. Cosa succede in questo caso? Quali sono i rischi e quali le possibili azioni per prevenire eventuali problemi? Scopriamolo insieme in questo articolo.

Placenta

La placenta è un organo importantissimo e fondamentale per la gravidanza. E’ proprio lei che si occupa del benessere del bambino e lo nutre fino alla sua nascita, quando poi con la fase finale del parto, il secondamento, viene espulsa e gettata via.

Ma come si forma e perché si chiama proprio in questo modo? Il termine deriva dal latino e vuol dire focaccia, proprio perché la sua forma è molto simile a quella di un pane schiacciato e di forma rotonda.

La placenta nel corso delle settimane di gestazione crescerà insieme al feto, fino ad arrivare ai 20-30 cm di diametro ed un peso pari a 500-600 grammi, arrivando ad occupare circa il 30% dello spazio interno della cavità uterina. Ma come si forma la placenta? Non appena avviene il concepimento all’interno delle tube di Falloppio, l’ovulo fecondato o zigote si incammina verso l’utero ed inizia anche a dividersi. Dopo circa una settimana lo zigote formato in questa fase da circa 100 cellule, arriva alla cavità uterina.

Trascorsa una settimana l’ovulo inizia l’annidamento o impianto, della blastocitsti nell’endometrio, che la avvolge completamente.

A questo punto alcune cellule embrionali iniziano a trasformarsi in placenta formando i villi coriali, che a loro volta inizieranno a ramificarsi e trasformarsi fino a dar vita ad un complicatissimo e delicatissimo sistema di cambi, meglio conosciuto con il nome di placenta. Grazie a questo sistema di villi coriali, il sangue materno e quello del feto non si mescolano mai e le sostanze si scambiano attraverso la barriera placentare.

La placenta, come accennavamo sopra, è un organo di estrema importanza, che svolge numerose ed importanti funzioni. Essa infatti funge da polmone in quanto fornisce ossigeno al feto, da rene, depurando i liquidi, da apparato digerente procurando e fornendo i nutrienti al feto.

Non solo la placenta è anche il sistema immunitario, essa infatti consente il passaggio degli anticorpi, ma impedisce quello di molti patogeni, fatta però eccezione per alcuni virus, come ad esempio la rosolia e la toxoplasmosi. Infine svolge un’importante azione come barriera protettiva impedendo il passaggio di sostanze pericolose per il feto come alcol, farmaci e nicotina, giusto per citarne alcune.

Placenta bassa

A seguito de i controlli che normalmente si effettuano nel corso delle prime settimane di gravidanza, soprattutto grazie all’ecografia transvaginale, ci si accorge se la posizione della placenta è diversa dal normale. Può quindi capitare di vedere nei referti scritte come placenta anteriore, posteriore, fundica, laterale o bassa. La placenta bassa o previa è la condizione in cui essa si forma nella zona inferiore dell’utero, la parte vicina al canale del parto per intenderci.

A sua volta la placenta bassa può essere occlusiva o non occlusiva.

Si parla di placenta occlusiva quando la sua posizione chiude completamente il canale del parto con conseguente impossibilità per il bambino di nascere con parto naturale e placenta non occlusiva quando essa pur trovandosi in basso non ostruisce in alcun modo il passaggio del bebè. La collocazione della placenta si scopre nel corso dell’ecografia o in caso di emorragie vaginali con sangue rosso. In questo secondo caso occorre andare subito dal medico per valutare il motivo di tale emorragia con conseguente prescrizione di riposo per la donna per evitare ulteriori perdite di sangue.

Ci sono delle categorie di donne più esposte al rischio di una placenta bassa? Al momento non si conoscono ancora i motivi per cui, in alcuni casi, la placenta è bassa, tuttavia dagli studi effettuati, si è visto come donne con precedenti parti cesarei, con raschiamento uterino o fumatrici, corrono maggiormente il rischio.

In caso di parto e di raschiamento le cicatrici riducono lo spazio che ha a disposizione la placenta per innestarsi.

Placenta posteriore

La placenta può essere anche posteriore, ovvero sul retro dell’utero in direzione della colonna vertebrale. Tuttavia sia la placenta bassa non occlusiva che quella posteriore non incide minimamente né sulla gravidanza né tanto meno sul parto. Il parto cesario è invece necessario in caso di placenta previa o bassa di tipo occlusivo, come abbiamo visto al paragrafo precedente. E’ così importante conoscere l’esatta posizione della placenta?

Assolutamente si! La posizione della placenta è importante soprattutto in caso di amniocentesi e villocentesi. L’amniocentesi è l’esame che consente, tramite prelievo trans-addominale di liquido amniotico, di effettuare una diagnosi prenatale e, per quanto ormai sia un esame sicuro, potrebbe risultare leggermente più complicato proprio in virtù della posizione della placenta.

Se la placenta non si trova nella sua normale collocazione, l’unico problema potrebbe sorgere in casi di placenta posteriore bassa. In questo caso l’ovulo si è annidato nella zona dell’istmo. E’ una possibilità rarissima, solo il 5% delle gravidanze e tende a risolversi in maniera naturale con il procedere della gravidanza, altrimenti si dovrà abbandonare l’idea di fare il parto in maniera naturale e programmare con il medico un parto cesareo.

Placenta previa

La placenta previa normalmente non da alcun sintomo particolare, salvo in caso di emorragia vaginale con perdite di sangue rosse. In questo caso la donna se non si riesce a calmare l’emorragia deve essere ricoverata in ospedale ed è possibile che venga praticato il cesareo o che si procuri il parto se l’emorragia non si ferma.

Se l’emorragia si blocca la futura mamma dovrà rimanere in assoluto riposo e stare sempre sotto controllo medico. Anche se la placenta previa è comunque un problema, c’è da dire che i numerosi progressi effettuati in campo medico, fanno si che i rischi per la donna, nel corso degli anni, siano notevolmente diminuiti. Il feto subisce i pericoli maggiori a causa di una nascita prima del termine con tutte le relative problematiche.

Placenta previa centrale

Questa situazione è la più rischiosa, se la placenta previa è centrale vuol dire che è messa in una posizione tale da ostruire completamente il canale uterino da cui deve passare il bambino al momento del parto. E’ una situazione rischiosa poiché potrebbero verificarsi emorragie improvvise e piuttosto abbondanti, ecco perché la donna viene ricoverata e tenuta sotto costante controllo medico.

Se il medico ritiene invece di non dover ricoverare la donna, sicuramente consiglierà di condurre una vita assolutamente a riposo, senza sforzi eccessivi, evitando anche i rapporti sessuali. In caso di placenta previa centrale, nelle ultime settimane di gestazione, questa potrebbe staccarsi, richiedendo un parto cesareo d’urgenza, per evitare sofferenze al feto. Anche se in questo caso, il parto con cesareo è sempre e comunque in programma, per evitare di far correre rischi al bambino.

Placenta previa marginale

In caso di placenta previa marginale, la situazione è invece più tranquilla, sia per la mamma che per il feto. Questa posizione della placenta vuol dire che essa si trova all’interno del segmento inferiore dell’utero e non copre il canale del parto. In questo caso potrebbero esserci episodi sporadici di sanguinamento man mano che il feto cresce e con esso l’utero.

L’utero potrebbe infatti subire dei piccolissimi distacchi nella sua parte inferiore, distacchi che di norma però non provocano alcun tipo di rischio. Ovvio è che in caso di perdite è comunque sempre meglio rivolgersi al proprio ginecologo per effettuare un controllo. Se la placenta si trova in questa posizione non vuol dire che non si possa partorire in maniera naturale.

Placenta previa rischi

Come abbiamo visto la placenta previa o bassa può essere pericolosa, tutto dipende dalla sua posizione. Tuttavia è bene considerare che, esiste la possibilità che corregga la sua posizione nel corso della gravidanza, questa possibilità infatti capita una volta ogni tre gravidanze. Ma il neonato, quali rischi effettivi corre in caso di placenta previa?

Di regola il feto non subisce alcun rischio in caso di placenta bassa, anche in caso di emorragie il sangue perso è della mamma e non dell bambino, non dimentichiamo mai, come visto all’inizio dell’articolo che sangue materno e sangue fetale non si immischiano mai e quindi il bambino in sostanze non subisce alcun rischio o pericolo. L’unica probabilità è che sia necessario ricorrere al parto pre-termine o a quello cesareo, ma solo nel caso in cui la placenta previa sia occlusiva e quindi ostruisce il canale, dove deve passare il bambino per nascere. Il parto pre-termine potrebbe essere necessario perché in vista del parto, nelle ultime settimane di gestazione, con l’inizio delle contrazioni, la placenta potrebbe iniziare a staccarsi, rendendo quindi necessario il parto d’urgenza per non correre rischi.

L’urgenza del parto è determinata dopo aver effettuato il monitoraggio della frequenza cardiaca del feto e con il test del liquido amniotico. Con il primo viene rilevata l’eventuale sofferenza del feto attraverso il respiro, con il secondo si valuta la maturità polmonare raggiunta. Sappiamo bene che prima delle 30 settimane di gestazione il feto non ha ancora raggiunto una sua autonomia polmonare. Ovviamente se il sanguinamento è grave e persistente, non c’è maturità polmonare del feto, la mamma ed il bambino si trovano in situazioni instabili e quindi corrono dei rischi, quindi si procede con il parto cesareo d’urgenza.

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