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Parto prematuro: quali sono i rischi genetici che lo causano?

parto prematuro

Il parto prematuro è determinato da alcune cause genetiche.

Secondo un recente studio pubblicato sulle pagine di New England Journal of Medicine, il parto prematuro è determinato da una serie di fattori genetici che predispongono la madre – e di conseguenza anche il feto – a dover terminare anzi tempo la gravidanza. Scopriamo ora tutti i dettagli di questo interessante studio che potrebbe portare ad una vera e propria svolta.

I geni del parto prematuro

Sulla base di un campione di circa 50.000 donne, sono state isolate dagli scienziati sei regioni del genoma umano che sarebbero responsabili dell’aumento del rischio di un parto prematuro (che, ad oggi, continua a rappresentare un problema concreto e grave in ogni parte del mondo). Questi dati si potrebbero rivelare ben presto di fondamentale importanza per poter attuare strategie preventive, alcune delle quali sono davvero a basso costo perché sono a base di selenio, elemento chimico che svolge un ruolo fondamentale in alcuni processi metabolici.

Per comprendere a fondo la portata di questa scoperta cominciamo comprendendo cosa significa parto prematuro: con questi termini si identificano tutte le nascite avvenute prima della 37° settimana (che è considerata “il termine”). Dati i numeri di nascite pre-termine, queste comportano numerose complicanze sia per la madre che per il bambino, che aumentano con il diminuire della gestione: basti pensare che gli studiosi ritengono che il parto prematuro sia tra le principali cause di decesso nei bambini di età prescolare (quindi inferiore ai 5 anni).

Fattori di rischio

Tra i principali fattori di rischio – oltre a quelli già noti come, ad esempio, l’età della madre – che sono emersi dallo studio si segnala un ruolo fondamentale svolto dalle cellule dell’utero; infatti, nonostante quello che si era pensato fino ad oggi, questi tessuti costituirebbero uno degli elementi di maggiore influenza in tema di durata della gravidanza di una donna.

Per cercare di ovviare alle eventuali anomalie che la futura mamma potrebbe presentare nelle cellule epiteliali dell’utero è possibile assumere dei farmaci prescritti dal proprio ginecologo di fiducia.

In aggiunta, i medici hanno scoperto con il selenio, un minerale che si trova particolarmente concentrato nelle noci e nelle verdure a foglie verdi, sia uno dei protagonisti in gioco. Con dei semplici supplementi dietetici, quindi, si potrebbero ridurre in modo notevole i rischi di parto prematuro.

Sicuramente saranno necessari parecchi anni e altri studi di settore per poter ridurre al minimo il rischio di parti prematuri non solo nelle zone maggiormente ospedalizzate, ma soprattutto nei paesi del mondo in cui l’assistenza sanitaria è ancora molto carente.

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