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Parto in anonimato: come funziona e cosa dice la legge

parto in anonimato

Il parto in anonimato è ancora una realtà. Cerchiamo di capire cosa dice la legge in merito a ciò e vediamo com'è tutelata la donna

Parliamo di parto in anonimato. Che cos’è e come funziona? Cerchiamo di saperne di più, anche secondo ciò che dice la legge in merito.

Parto in anonimato

I bambini che nascono con il parto in anonimato sono ancora molti, può accadere per vari motivi. Vi sono, infatti, donne che non possono o non vogliono tenere il bambino, pur portando a termine la gravidanza. Si parla, in tal senso, di madri segrete. Sono mamme che partoriscono in ospedale o in una struttura, ma che poi scelgono di non riconoscere il proprio figlio. Possono essere persone che sono rimaste incinte a seguito di una violenza o che non hanno i mezzi economici necessari per poter pensare al sostentamento del bambino. Senza dubbio sono un qualcosa di migliore rispetto all’aborto o all‘abbandono del neonato per strada.

Le stime ci parlano di oltre quattrocento neonati ogni anno che, in Italia, vengono salvati perché lasciati negli ospedali. Nella sola toscana ad esempio, su 27.000 nati nel 2017, circa 30 parti sono in anonimato.

La scelta della madre di rimanere anonima è, ovviamente, del tutto legittima. Non esiste certo una legge che obbliga la donna che partorisce a riconoscere successivamente il proprio figlio.

Non è certo un qualcosa di nuovo: ricorderete la medievale Ruota degli Esposti, dove venivano appunto lasciati i figli di madre ignota per essere affidati alle cure dei religiosi, degli orfanotrofi o istituti vari. Oggi esiste un istituto che si chiama La culla per la vita, nel pieno rispetto della privacy. Ha molti dispositivi che permettono un facile utilizzo. Si preme il pulsante di una finestra da dove uscirà una culla in cui depositare il bambino. La finestra si chiude subito e, successivamente, il personale di sorveglianza affida il piccolo ai sanitari. Viene poi adottata la procedura per il neonato non riconosciuto e verrà poi avviato il procedimento di adozione.

Parto in anonimato come funziona

Cosa dice la legge italiana in merito? Il tutto è disciplinato da un decreto del Presidente della Repubblica del 2000.

Esso consente alla madre di non riconoscere il bambino e di poterlo così lasciare nell’ospedale in cui è nato, per permetterne la cura e la tutela giuridica. E’ al momento del parto (o nel momento successivo) che la mamma dovrà comunicare ai medici di non voler riconoscere il bambino. Inoltre, le mamme segrete avranno anche due mesi di tempo per ripensarci.

Far nascere i bambini in tal modo può essere una buona cosa affinché essi vengano accolti in un’altra famiglia. I neonati sono dichiarati adottabili in poco tempo.

Protocollo parto in anonimato

Per ciò che riguarda il protocollo del parto in anonimato, ricordiamo che la legge italiana riconosce come persona il neonato. Esso ha così la capacità giuridica, ovvero la piena titolarità dei diritti. Avrà così un diritto al nome, all’identificazione, all’educazione, alla cittadinanza e alla crescita in famiglia. Secondo precisi obblighi della legge, il neonato non riconosciuto deve avere interventi per poter garantire protezione, nell’attuazione dei diritti fondamentali.

In casi “normali”, i genitori effettuano una dichiarazione di nascita entro dieci giorni dal parto. Quando, però, la mamma non vuole riconoscere il bambino, è il medico che compila la dichiarazione, o l’ostetrica che ha assistito al parto. In tal modo, si va a rispettare la volontà della madre a non essere nominata.

Successivamente, presso il Tribunale dei minorenni avverrà una segnalazione alla Procura della Repubblica. Questo passaggio servirà per poter aprire il procedimento di adozione e la possibilità di individuare così in breve tempo una coppia adottante. In tal modo, il neonato avrà il diritto a crescere in una famiglia, assumendo così lo status di figlio legittimo dei genitori che lo hanno adottato. Gli elementi identificativi della madre dovranno essere omessi nelle comunicazioni alle autorità giudiziarie.

E’ possibile che il riconoscimento non possa avvenire a causa della giovane età della madre. Il bambino, infatti, può essere riconosciuto dalle donne che hanno compiuto i sedici anni.

La procedura rimane così sospesa d’ufficio fino al compimento del sedicesimo anno di età. E’ inoltre possibile che, nonostante la madre non voglia riconoscere il bambino, vi sia il padre che invece vuole farlo. Il bambino avrà in questo caso il suo cognome, gli verrà dato l’atto di nascita e gli verrà affidato il bambino, salvo diverse disposizioni da parte del tribunale dei minorenni. Una volta che l’Ufficiale di stato civile ottiene la comunicazione del non riconoscimento, attribuisce al bambino un nome e un cognome e procura tutti i documenti per la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni. In tal modo, si apre così la dichiarazione di adottabilità.

Abbiamo visto come il parto in anonimato sia un qualcosa di molto delicato che può riguardare le donne incinte che vogliono partorire il bambino, ma che non possono e non vogliono riconoscerlo. Si tratta di una procedura per evitare aborti o abbandoni di minori, per poter regalare così un futuro a tali minori.

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