Parto naturale in acqua: benefici e controindicazioni

Partorire in acqua può rivelarsi un'esperienza fantastica e può sicuramente alleviare parte dei dolori che inevitabilmente accompagnano la donna durante il parto.

Come e perchè fare il parto naturale

La data presunta del parto non è poi così lontana. E nella futura mamma inizia a insinuarsi la paura del dolore che proverà in quei lunghi incredibili momenti. Al giorno d’oggi, spinte dai molteplici benefici che un parto in acqua può portare, sempre più donne decidono di provare questa fantastica esperienza.

Alcuni ospedali si sono dotati di strumenti adatti per effettuare tale tipo di parto; addirittura, per le mamme che decidono di partorire in casa, è possibile affittare piscine gonfiabili apposite. Vediamo insieme quali sono effettivamente gli aspetti positivi e negativi. Perché decidere di fare una parto naturale in acqua? Sicuramente uno dei timori più grandi che accompagna una mamma in dolce attesa è quello di soffrire il meno possibile durante il travaglio e il parto.

Sia per le primipare che per le mamme che hanno avuto magari una esperienza precedente un po’ difficile, tali paure sono molto diffuse. Ci sono molti studi che dimostrano gli effetti positivi di un parto in acqua, sia per quanto riguarda la durata del travaglio (che risulta diminuita), sia per quanto riguarda una riduzione dell’intensità del dolore, grazie all’effetto analgesico dell’acqua calda. Infatti l’immersione in una vasca di acqua rilassa molto i muscoli e favorisce una naturale espulsione.

Anche a livello psicologico, le donne che vivono questa esperienza si sentono molto più padrone della situazione e controllano al meglio le reazioni del proprio corpo. Ne deriva una diminuzione notevole di richieste di anestesia epidurale nelle mamme che decidono di fare un parto in acqua.

Benefici del parto naturale in acqua

Il primo a sperimentare il parto naturale in acqua è stato un medico russo di nome Igor Tjarkowskij. In seguito questo metodo è stato importato in Europa, in Francia.

Qui un altro medico, Michel Odent, lo ha consolidato e da allora si è diffuso sempre di più. Ci sono molti benefici che possono ricevere le mamme che decidono questo particolare tipo di parto. I più evidenti sono rappresentati da un maggior rilassamento nei muscoli del corpo materno e da una ridotta richiesta di analgesia. L’acqua calda è un calmante naturale e dà una sensazione di benessere immediato; la donna immersa nell’acqua si sente più libera di muoversi e riesce a raggiungere posizioni più comode; il calore dell’acqua rilassa la muscolatura e diminuisce la naturale sensazione di ansia che inevitabilmente colpisce la mamma durante il travaglio. Grazie a questi fattori positivi, anche la durata del travaglio si riduce sensibilmente e vengono ipotizzati effetti positivi anche sulla dilatazione del canale del parto. Da non sottovalutare poi i benefici a livello psicologico che tutti questi effetti comportano e che portano ad un maggiore autocontrollo della donna sul proprio corpo.

Controindicazioni del parto naturale in acqua

Alcuni sanitari sconsigliano il parto naturale in acqua sottolineando il rischio igienico e un aumentato rischio di infezioni materne e neonatali. In realtà ci sono centinaia di ricerche internazionali che dimostrano l’infondatezza di tali teorie. Riferendoci al timore che il neonato possa inalare acqua durante il parto, bisogna sottolineare che nel piccolo il riflesso apneico è già funzionante. Esistono poi dei protocolli precisi che vengono messi in pratica dalle ostetriche anche durante i parti in acqua e i sanitari non lasciano mai il bimbo andare sott’acqua.
Tra gli aspetti negativi sicuramente va citata la carenza in Italia di strutture che consentono di fare questa scelta; ma è soprattutto il decorso della gravidanza, che deve essere stata per esempio senza perdite ematiche, o la posizione del feto, che deve essere occipitale, che rappresentano elementi necessari per poter prendere in considerazione il parto in acqua. Infatti le controindicazioni al parto naturale in acqua sono tutte quelle che fanno temere una possibile complicanza durante il travaglio e durante il periodo espulsivo. Per esempio una gravidanza con complicanze, ma anche la gravidanza gemellare che richiedono sicuramente un’assistenza più attenta; anche i parti prematuri o oltre termine o un bambino di peso elevato sono elementi di cui tenere conto; infine segni di sofferenza fetale in travaglio, per esempio irregolarità del battito. Il parto in acqua è poi controindicato se la fase espulsiva non procede con la dovuta regolarità. In questi casi viene sconsigliato un parto in acqua perché il rischio che ci possa essere un’emergenza è più elevato e potrebbe peggiorare la situazione della mamma e/o del bambino.

Scritto da Mara Slomp
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