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Mammese, uno studio sul timbro vocale delle mamme

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Il mammese: il linguaggio usato dalle mamme per parlare con i propri figli.

Tutte le mamme, quando parlano con il proprio figlio, cambiano in modo completamente naturale la loro voce. Questo avviene in qualunque cultura, estrazione sociale e Paese. È un fatto naturale che, come si è scoperto, accomuna tutte le mamme del mondo. Questa scoperta è stata resa possibile da un gruppo di ricercatori della prestigiosa Princeton University. Già in precedenza, era stato dimostrato che le mamme tendono a usare un linguaggio diverso con i loro piccoli, ricorrendo a quello che è stato poi battezzato con il nome di “mammese”. Questa particolare lingua delle mamme, ha un ruolo molto importante nell’apprendimento dei bambini, grazie a una maggiore musicalità caratterizzante le parole usate, a un tono di voce più dolce e ad un ritmo del tutto particolare.

Gli studi sul mammese

Quello che non era mai stato tentato prima, era studiare il timbro di questo particolare modo di parlare delle mamme, il mammese.

Questo è dovuto alla grande complessità che ogni timbro ha e dalla sua multidimensionalità , che non rappresentabile con un semplice valore.

Nonostante tale difficoltà, Elise A. Piazza e i suoi collaboratori hanno cercato di tracciare un profilo del timbro del mammesse, essendo un aspetto caratterizzante e chiaramente distinguibile rispetto a una normale parlata tra adulti.

Al fine di rappresentare al meglio le sfaccettature del timbro, i ricercatori hanno fatto ricorso all’intelligenza artificiale, mettendo a punto un algoritmo di riconoscimento vocale e di apprendimento automatico, basato sulla parlata di dodici madri inglesi mentre giocavano con i loro figli. Grazie a tale apprendimento, l’algoritmo era in grado di riconoscere quando le mamme ricorrono al mammese e quando, invece, parlavano normalmente.

Al fine di dimostrare che non importa la lingua usata ma solo il timbro a cui si ricorre, hanno sottoposto questo algoritmo a donne che parlavano altre lingue diverse dall’inglese.

Questi test volevano dimostrare l’abilità dell’intelligenza artificiale di riconoscere il timbro del mammese anche in parlate come il cantonese, l’ebraico, il russo, lo spagnolo o il mandarino, e tante altre lingue parlate in varie aree del mondo.

Lo studio ha portato esiti positivi, dimostrando che il timbro usato per il mammese ha un carattere universale che va oltre l’appartenenza a una determinata nazione, cultura o lingua. Qualsiasi donna, quando si interfaccia con dei neonati, attiva il mammese: una “lingua” davvero internazionale.

Questo fenomeno, detto anche baby-talk, in parte potrebbe illuminare un mistero sul quale gli studiosi non hanno ancora raggiunto una spiegazione unitaria e cioè su come possa un bambino piccolo, in un lasso di tempo relativamente breve (5-6 anni) acquisire e padroneggiare con correttezza un sistema complesso come quello di una lingua.

© Riproduzione riservata

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