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Lucerna, condannata la madre per infanticidio

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A Lucerna, la giovane madre di 23 anni è stata condannata per infanticidio. Scopri la news.

Nel tribunale di Lucerna si è messa la parola fine a un fatto di cronaca gravissimo. Un ulteriore fatto di cronaca che sottolinea la difficoltà di molte giovani madri di affrontare la gravidanza con serenità e il giusto supporto da parte del compagno, della famiglia e delle autorità competenti. Scopriamo i fatti.

Infanticidio a Lucerna

Una ragazza di origine serba, oggi 23enne, nel dicembre del 2015 era al settimo mese di gravidanza. La giovane viveva ancora in casa con i genitori ai quali nascose, per tutto il periodo, il suo stato interessante. Il padre dei gemelli – nonché compagno della giovane – aveva terminato la relazione qualche tempo prima quando la ragazza aveva deciso di non abortire e di portare avanti la gravidanza da sola.

In un clima di abbandono e di gran segreto verso i genitori, la ragazza ha partorito nella propria casa completamente da sola e senza alcun aiuto medico.

Stando a quanto è stato dichiarato e ricostruito nell’aula del tribunale di Lucerna, la ragazza, con l’ausilio di un filmato sulla famosa piattaforma di YouTube, ha partorito il primo gemellino all’interno della vasca da bagno e, a distanza di 31 ore, il fratellino con estreme difficoltà dovute al parto senza alcuna assistenza.

Il capo d’accusa per la giovane donna è di infanticidio in quanto la ragazza, a poche ora dalla nascita del primo figlio, lo avrebbe scagliato violentemente prima contro la parte e poi a terra, prima di occultare il corpicino ormai senza vita. La ragazza è stata poi colta da una grave emorragia che la ha costretta a recarsi in ospedale e confessare il fatto.

Accusa e condanna a 34 mesi

Nonostante sapesse di aspettare dei gemelli, dopo il primo parto non ha informato nessuno, né suoi genitori dei quali temeva la reazione, ne i medici o il pronto intervento.

Secondo l’accusa, è stata proprio questa superficialità a causare la morte anche del fratellino.

Stando alle ricostruzioni presentate in aula, la ragazza con la sua negligenza non avrebbe impedito la morte del secondogenito che, quindi, sarebbe spirato poco prima di nascere. Secondo gli inquirenti si sarebbe potuta evitare la tragedia qualora la giovane madre avesse chiamato i soccorsi in prossimità del parto, senza precludere l’assistenza sanitaria necessaria non solo a lei, ma anche e soprattutto ai propri figli. L’imputata, del resto, non ha nemmeno tentato di discolparsi, se non sottolineando il timore della reazione dei genitori di fronte alla scoperta della gravidanza.

Reputata responsabile della morta dei gemelli, la ragazza di 23 anni è stata condannata a scontare 22 mesi di carcere grazie alla condizionale rispetto agli iniziali 345 mesi.

© Riproduzione riservata

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