Cos’è lentogest e quali sono i suoi effetti collaterali

lentogest

Ormone progestinico di ausilio alle donne in gravidanza, il lentogest di solito viene utilizzato in caso di minaccia di aborto, aborto abituale, metrorragie disfunzionali giovanili e climateriche, amenorree primarie e secondarie, protezione della gravidanza in caso di intervento chirurgico, insufficienza luteinica. Il lentogest è un farmaco molto diffuso e ben tollerato, ma prima di assumerlo è necessario sottoporsi ad una visita ginecologica (comprensiva della palpazione delle mammelle) e valutare attentamente l’anamnesi personale e familiare della paziente. Come tutte le soluzioni oleose, il lentogest deve essere iniettato per via intramuscolare.

Lentogest

L’uso del progestinico lentogest nel caso di minaccia d’aborto e nell’aborto abituale va sempre valutato in relazione allo specifico quadro patologico (infertilità da insufficienza della seconda fase, minaccia d’aborto da insufficiente attività del corpo luteo gravidico). Il trattamento si inizia solitamente somministrando una fiala un paio di volte alla settimana finché la paziente non presenti più i sintomi della minaccia anche dopo aver ripreso la sua attività abituale.

La prosecuzione del trattamento con lentogest viene poi stabilita dal medico in baso al singolo caso clinico. In caso di aborto abituale lo stesso trattamento dura anche fino alla decima/dodicesima settimana di gravidanza.

Per le metrorragie disfunzionali giovanili e del climaterio è opportuna la somministrazione di una fiala di lentogest somministrata tra il diciottesimo ed il ventesimo giorno del ciclo e l’emorragia da privazione dovrebbe comparire una decina di giorni dopo l’iniezione; idem per le amenorree primarie e secondarie. Per la protezione della gravidanza in caso di intervento chirurgico è opportuno iniziare il trattamento con una o due fiale di lentogest almeno una settimana prima dell’intervento chirurgico e continuarlo per quattro settimane dopo.

Nei casi in cui la fase luteinica risulta accorciata (aumento della temperatura basale nella seconda metà del ciclo di breve durata), la trasformazione dell’endometrio è, molto probabilmente, incompleta. In tali evenienze l’utilizzo di lentogest favorisce la trasformazione secretoria dell’endometrio e quindi aumenta la probabilità che si instauri una gravidanza.

Di solito si somministra una fiala tre giorni dopo l’innalzamento della temperatura basale, contemporaneamente ad un estrogeno (dal momento che, in genere, si ha un contemporaneo deficit estrogenico).

Effetti collaterali

Farmaco solitamente ben tollerato, lentogest va assunto con cautela nelle pazienti con epilessia, asma ed insufficienza cardiaca o renale nei diabetici poiché gli ormoni progestinici possono determinare o aggravare stati di ritenzione idrica e ridurre la tolleranza verso il glucosio. Il trattamento può essere compromesso se si assumono temporaneamente rifampicina, ampicillina, fenilbutazone, barbiturici, alcuni anticonvulsivanti (idantoine, ecc.).

Occorre porre attenzione se durante il trattamento compaiono sintomi di perdita parziale o totale della vista o diplopia ed interromperlo se si accertano edema papillare o lesioni dei vasi della retina. Altrettanto quando insorgono primi sintomi di disordini trombotici a carico dei vasi periferici, cerebrali, polmonari. Particolare attenzione deve essere indirizzata anche ai soggetti nei quali si rilevino alterazioni dei test endocrini e di funzionalità epatica; in tali soggetti il trattamento dovrebbe essere interrotto ed i test ripetuti dopo due mesi circa.

Non sono stati segnalati effetti sulla capacità di guidare autoveicoli od utilizzare macchinari.

Il lentogest non va utilizzato in caso di ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti, se si verificano perdite di sangue dai genitali esterni. Il lentogest, altresì, non deve essere impiegato in caso di herpes gravidico. Tra gli effetti collaterali vanno evidenziati fenomeni di irritazione nervosa, depressione, variazioni della libido, sindrome premestruale, eruzioni cutanee di tipo emorragico ed eritematoso; dolore nel sito di iniezione; ritenzione idrica; aumento del peso corporeo; aumento della pressione in individui predisposti. Raramente sono stati segnalati ittero colestatico, alterazioni dei test di funzionalità epatica e delle prove di emocoagulazione.

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About Stefania Maffeo
Giornalista pubblicista, gestione social media, docente.
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