La Dott.ssa Daniela Galliano sull’infertilità: “Il proprio desiderio di maternità è possibile”

A tu per tu con la Dottoressa Daniela Galliano, specialista in Ginecologia, Ostetricia e Medicina Riproduttiva, affrontiamo l'argomento infertilità femminile.

L’infertilità è un problema che affligge molte donne e ancora oggi, nel 2020, è considerato un argomento tabù. Con la Dottoressa Galliano, autrice anche del libro “Quanto ti vorrei”, abbiamo parlato di come le donne vivono questo momento, come possono superarlo e dei passi da fare per raggiungere il proprio sogno.

Cos’è l’infertilità e come la vivono le donne?

L’OMS definisce l’infertilità una vera e propria patologia, che secondo diverse stime riguarda circa il 15% – 20% delle coppie. Si parla di infertilità nel momento in cui non si riesce a raggiungere il concepimento dopo circa 12 mesi di rapporti mirati non protetti. Le cause sono numerose, sia per quanto riguarda l’infertilità maschile che femminile. Possono essere cause che derivano dallo stile di vita, da comportamenti errati come l’utilizzo di droghe o l’abuso di alcol, il fumo, l’obesità, patologie come l’endometriosi o altri problemi fisici.

Sicuramente, una delle cause più comuni è la ricerca del primo figlio in età avanzata, fenomeno oggi sempre più frequente. L’età della donna infatti è un fattore determinante per la fertilità, poiché la fertilità femminile diminuisce con il passare del tempo, con un brusco calo dopo i 35 anni. Anche gli ultimi dati Istat confermano che l’età della ricerca del primo figlio aumenta sempre di più, per fattori economici, sociali e di scelta personale che oggi accomunano tante coppie e soprattutto tante donne.

La stabilità economica per esempio si raggiunge sempre più tardi, quindi molte donne si trovano a compiere una scelta importante, come quella di avere un figlio, a 38/40 anni, quando la propria fertilità è già compromessa.

Parlare di infertilità è molto imbarazzante per le coppie, è un tema che viene considerato ancora oggi un tabù, soprattutto in Italia. L’idea di poter avere un problema di fertilità genera nella coppia una sensazione molto forte di sconforto e di fallimento.

Soprattutto per le donne, l’idea di non essere feconde, di non poter generare, di dover rinunciare a una progettualità che prevede anche una maternità porta una sensazione di inadeguatezza accompagnata da un forte senso di colpa. Improvvisamente, il quadro che ci si era costruite sin da piccole (casa, marito, figli) frana rumorosamente davanti a un’inaspettata diagnosi di infertilità. Le donne, ma più in generale le coppie, che sperimentano questa condizione spesso si trovano ad affrontare la loro sofferenza in solitudine, vittime di una vergogna che la società attribuisce a coloro che non riescono ad avere figli naturalmente. È molto importante in questi casi non solo poter usufruire di un aiuto psicologico, ma anche comprendere che non si è soli, che tante coppie hanno difficoltà ad avere figli naturalmente. E, soprattutto, capire quanto sia fondamentale rivolgersi il prima possibile a specialisti in fertilità, perché possano analizzare la situazione e comprendere se e quale rimedio possa esservi.

Dottoressa Daniela Galliano

Com’è possibile lottare contro questa malattia?

Come dicevo, è molto importante rivolgersi a un centro specializzato. Molto spesso la vergogna, la solitudine e l’imbarazzo fanno sì che le coppie che sospettano di avere un problema di infertilità si rivolgano a un centro specializzato dopo tanti anni di tentativi per via naturale, quando ormai la situazione può essere già molto compromessa.

Per fortuna, oggi la ricerca scientifica nell’ambito della Medicina della Riproduzione ha compiuto enormi passi in avanti e ci permette di offrire delle soluzioni e delle tecniche che in molti casi danno la possibilità alle coppie di superare il problema di infertilità e realizzare il loro sogno di genitorialità. Inoltre, anche in Italia, a seguito del superamento di alcuni divieti della legge 40 che regola la Fecondazione Assistita, è permesso accedere a trattamenti, come quello di Fecondazione eterologa o con donazione di gameti, che permettono maggiori possibilità di successo.

Se da una parte quindi è fondamentale superare eventuali resistenze e rivolgersi a un centro specializzato, dall’altra parte sarebbe opportuno che si diffondesse una cultura maggiore sul tema della fertilità e soprattutto sulla preservazione della stessa, in particolar modo fra i giovani e i giovanissimi. Si parla spesso, e giustamente, di prevenzione per malattie importanti e possibilmente pericolose per la propria vita, ma non si parla mai della possibilità di prevenire l’infertilità tramite comportamenti e stili di vita più sani, oltre alla possibilità di usufruire di tecniche poco invasive che permettono di preservare la propria fertilità.
Una fra queste per esempio è la vitrificazione ovocitaria, detta anche “egg freezing”, che permette alle donne di congelare i propri ovociti per poterli utilizzare un domani quando i tempi per una gravidanza saranno per loro maturi.

Quali sono le sofisticate analisi e tecniche di PMA che permettono oggi anche alle donne malate di cancro o malattie rare di diventare mamme?

Ho parlato di vitrificazione degli ovociti per preservare la propria fertilità per scelta personale, ma questa tecnica può essere utilizzata anche per le donne con malattie oncologiche o malattie che potrebbero portare a una riduzione della fertilità a causa delle cure da sostenere.

La corteccia ovarica è popolata da un certo numero di follicoli che diminuiscono nel corso della vita, in seguito all’ovulazione e, soprattutto, per meccanismi di atresia. Nel caso di pazienti oncologiche, per esempio, la radioterapia e la chemioterapia possono accelerarne la riduzione, portando quindi la paziente oncologica a soffrire di infertilità una volta terminate le cure. Sarebbe quindi fondamentale, prima di affrontare le cure previste, parlare con il proprio oncologo per capire se si possa procedere con trattamenti che possono preservare la fertilità.

Oltre alla vitrificazione degli ovociti, ci sono altre tecniche per preservare la fertilità nelle pazienti oncologiche, come per esempio il congelamento del tessuto ovarico o la trasposizione delle ovaie.
Questi trattamenti per pazienti affette da cancro non garantiscono la gravidanza futura, che ovviamente dipende da tanti singoli fattori, ma sicuramente possono offrire la certezza di darsi una possibilità.

IVI dal 2007 offre il programma gratuito di preservazione della fertilità “Madre dopo il cancro”, grazie al quale più di 1.200 donne affette da neoplasie hanno potuto preservare presso le cliniche autorizzate la propria fertilità, senza aver sostenuto alcun costo e senza nessun obbligo di utilizzo.

Anche per le donne affette da malattie rare, la ricerca scientifica nell’ambito della Procreazione Medicalmente Assistita è stata fondamentale. Le sofisticate analisi preimpianto permettono di essere consapevoli delle patologie che sono presenti nella coppia e di evitarne la trasmissione alla futura prole. Il Test Genetico preimpianto consente infatti di studiare i geni dell’embrione prima che questo venga impiantato nell’utero materno ed evitare quindi l’alterazione genetica che potrebbe portare gravi malattie per il feto.

Ha appena scritto un libro “Quanto ti vorrei” i cui proventi sono destinati alla Onlus “A Mano A Mano”. Ci parli del libro e della Onlus.

“Quanto ti vorrei” nasce dall’incontro con le vite di donne e uomini che hanno lottato e lottano per realizzare il proprio sogno di avere un bambino. Ho voluto riportare non solo la storia di molti di loro, ma creare una guida che permettesse a tante coppie che si trovano in questa situazione di avere maggiori informazioni, comprendere cosa sia davvero la Fecondazione Assistita e le soluzioni che ormai esistono. Volevo un testo che potesse essere semplice e alla portata di tutti, ma che allo stesso tempo fornisse informazioni e conoscenze su un tema di cui come detto non si parla mai, perché considerato un tabù. Ho voluto sfatare i falsi miti che circondano la fecondazione assistita e il diventare genitori, oltre a offrire un sostegno e una speranza a tante coppie che si trovano a vivere questa condizione.

Il ricavato del libro “Quanto ti vorrei” va alla Onlus “A Mano a mano” che ho fondato insieme a Luca Trapanese nel corso del 2019, anche se nella mia mente è nata molti anni fa. Infatti, il mio desiderio è sempre stato quello di aiutare gli altri, non a caso ho scelto la professione di medico. Grazie alla Onlus e allo speciale incontro con Luca Trapanese, oggi abbiamo l’opportunità di mettere in piedi progetti che possono aiutare bambini e donne in situazione di disagio.

Contrastare la violenza sulle donne e il bullismo sui minori, favorire il sostegno a famiglie che vivono una condizione di difficoltà, inclusione della disabilità sono alcuni dei binari su cui si muovono i nostri progetti. Uno di questi è A mano a Mano Home, ossia una struttura che abbia come fine quello di ospitare genitori che vengono da lontano, per assistere i propri figli ricoverati negli Ospedali di Roma. Siamo ancora giovani, ma abbiamo tanta voglia di fare e i progetti che abbiamo in cantiere sono tantissimi. Per questo ci serve il supporto di tutti, anche solo attraverso l’acquisto del libro.

Un consiglio che si sente di dare alle donne che vogliono avere un figlio, ma che non riescono.

Di parlarne, di non scoraggiarsi e di rivolgersi il prima possibile ad un centro di fertilità. In molti casi realizzare il proprio desiderio di maternità è possibile, ma bisogna agire e fare quella prima telefonata, che molto spesso è il primo importantissimo passo verso la realizzazione del proprio sogno.

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