Fasi del parto naturale, durata e travaglio

Qual è il momento giusto per correre in ospedale? Ecco nel dettaglio tutte le fasi del parto naturale e la durata del travaglio, informazioni utili per arrivare pronte (e serene) al grande giorno

Dopo quaranta lunghissime (e bellissime) settimane di gravidanza, finalmente il grande giorno è alle porte. La valigia per l’ospedale è pronta, voi pure: il vostro bambino sta finalmente per nascere. Arrivare preparate alla data del parto, fisicamente e mentalmente, è fondamentale per poter affrontare questo momento con tutte le forze a disposizione e anche con la giusta dose di serenità: è vero che l’idea di partorire, soprattutto se è la prima volta, spaventa un po’ ma di certo è una tappa indimenticabile nella vita di ogni donna.

Un emozione unica e indescrivibile che custodirete nel vostro cuore per tutta la vita. Però è giusto arrivare preparate, o almeno, consapevoli di quello che succederà a voi e al vostro corpo nel momento in cui il parto avrà inizio: dal travaglio, fino alle spinte finali. Cerchiamo allora di capire insieme quali sono le fasi che caratterizzano il parto naturale, la sua durata e anche come funziona il travaglio.

Quali sono le fasi del parto

Il parto naturale è suddiviso in quattro fasi principali: il tempo prodromico, cioè la fase iniziale, il tempo dilatante durante il quale il canale del parto si prepara al passaggio del bambino, quello espulsivo in cui dovrete spingere e poi c’è il secondamento, che è la fase finale di espulsione della placenta. Vediamoli nel dettaglio.

  • Fase prodromica: i tessuti si preparano al passaggio del bambino e il collo dell’utero si appiana. Questa fase può iniziare diverse settimane prima della data presunta del parto, come poche ore prima. Alcune donne, durante questa fase, possono sentire delle lievi contrazioni al basso ventre altre invece vivono questa fase in maniera del tutto asintomatica.
  • Fase dilatante: l’inizio della dilatazione coincide con l’inizio vero e proprio del travaglio, entrate in questa fase significa che le vostre contrazioni sono già molto ravvicinate e la loro intensità è molto alta.
  • Fase espulsiva: questa fase inizia al termine di quella precedente, ovvero della fase dilatante. Quando sarete giunte a 10 cm di dilatazione (la tempistica varia da donna a donna) significa che il vostro bambino è oramai pronto per uscire. Sarete voi ad aiutarlo a percorrere tutto il canale del parto attraverso le spinte, che verranno fatte in coincidenza con le contrazioni.
  • Fase di secondamento: oramai ce l’avete fatta, il vostro bambino è nato e a voi non rimane che superare l’ultimo importante step, ovvero, l’espulsione della placenta, che normalmente avviene circa 15 minuti dopo la nascita del vostro bimbo.

Quando andare in ospedale

Dopo nove lunghi mesi di attesa, è facile farsi prendere dall’entusiasmo alla prima contrazione: la voglia di correre in ospedale è tanta. Ma non abbiate fretta perché ci potrebbero volere molte ore prima che il vostro bambino si decida ad uscire. Di norma, è bene andare in ospedale quando le contrazioni sono molto ravvicinate tra loro, quattro o cinque minuti l’una dall’altra, e farvi così tutto il travaglio comodamente a casa vostra. Diversa la situazione in cui vi si rompono le acque, in quel caso, è bene recarsi in ospedale il prima possibile perché, anche se potrebbero comunque passare molte ore prima che il bambino decida di uscire, potrebbe verificare un’infezione e quindi è meglio tenere tutto monitorato: il sacco amniotico, infatti, mantiene al sicuro il vostro bambino in un ambiente sterile, quando si rompe questo sacco, dunque, il canale del parto è più a rischio di batteri e infezioni.

Durata media del parto

Una volta che la donna ha concluso il suo travaglio e quindi è arrivata a 10 centimetri di dilatazione, significa che il bambino si è incanalato ed è pronto ad uscire. La sua testolina premerà sul perineo e alla donna arriva dunque un irrefrenabile bisogno di spingere. Da qui, possiamo dire che inizia il parto vero e proprio, che ha una durata variabile da una a due ore circa. E’ una durata che può effettivamente spaventare se si pensa che si sono appena trascorse dalle 5 alle 10 ore di travaglio: cercate di resistere, è l’ultimo sforzo che dovete fare prima di abbracciare il vostro bambino. Il supporto del futuro papà, in questo caso, è fondamentale.

Quanto dura il travaglio

Ogni bambino ha i suoi tempi, ogni donna è a sè, come ogni parto ha una sua storia. E’ davvero impossibile dunque dirvi quanto potrebbe durare un travaglio, sono molti i fattori che incidono all’arrivo dei bebè. In media, si potrebbe dire che un travaglio dura dalle 8 alle 11 ore, ma ci sono donne che ovviamente riescono a mettere al mondo il proprio figlio in poco più di 5 ore e altre invece che raccontano di 20 o più ore di travaglio. Insomma, dal momento in cui vi si rompono le acque, non abbiate fretta: manca ancora un bel po’ prima di conoscere ufficialmente il vostro bambino. Tendenzialmente, però, si può dire che le primipare sono quelle a fare più fatica, mentre le donne che hanno già avuto uno o più figli, hanno un travaglio più veloce perché, si dice, il loro canale del parto è già pronto.

Scritto da Melissa Ceccon
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