Essere ragazze madri in Italia, Elena: “Vi racconto la mia storia”

Quando è rimasta incinta aveva poco più di 20 anni e il suo compagno, Andrea, non ha mai fatto da padre: la storia di Elena.

Il termine “ragazze madri si porta spesso con sé una serie di preconcetti e luoghi comuni contro cui è difficile combattere. Ma, nella maggior parte dei casi, le “ragazze madri” non sono delle adolescenti inconsapevoli di come funziona il mondo. Sono ragazze, diventate presto donne, che, molto spesso da sole, si trovano in guerra contro tutto il mondo.

In Italia devono affrontare, oltre alle maldicenze della gente, discriminazioni a scuola e soprattutto nel mondo del lavoro, il tutto contornato da una legislazione che, in materia, risulta piuttosto carente. La storia di Elena è solo un esempio di ciò che molte giovani mamme sono costrette ad affrontare oggi in Italia.

Essere ragazze madri in Italia: la storia di Elena

La storia di Elena e del suo ex compagno Andrea inizia come molte altre storie.

I due si conoscono, tramite conoscenze e amicizie comuni, e si mettono insieme. Lei aveva 18 anni, lui 22. Come tutte le storie aveva anche la loro i suoi alti e bassi. Finché un giorno Elena scopre di essere incinta.

Non l’abbiamo cercato ma, parlandone assieme, abbiamo deciso di tenere il bambino

E qui iniziano i problemi, non proprio i primi tra i due, ma i più gravi.

La convivenza non va bene. Ho vissuto brutti momenti, Andrea era aggressivo e violento e mia madre si preoccupò molto quando prendemmo casa in affitto insieme. Non si curava di me, non gli interessava nulla del bambino. Nemmeno lavorava e in famiglia dovevo pensare a tutto io. Lui voleva fare lo scrittore e rifiutava altri lavori. La situazione era diventata impossibile

Soprattutto perché Andrea aveva ripreso a fare uso di alcol e sostanze stupefacenti.

Me ne sono dovuta andare di casa. Per fortuna c’era mia madre, altrimenti non so…

La nascita di Samuel

Elena partorisce a settembre del 2014. Nasce Samuel. Andrea si interessa poco o nulla di suo figlio e, anzi, “stava addosso a me”, racconta la giovane.

Mi insultava, mi minacciava di morte. Una volta mi ha perfino inviato un video in cui veniva decapitata una donna

Infine la goccia che fece traboccare il vaso.

Quando mio figlio aveva appena 6 mesi, Andrea è venuto a casa mia ordinandomi di nascondere in casa della droga. Io non ci ho pensato minimante e gliel’ho detto in faccia. Lui però non mi ha ascoltato ed è uscito. A quel punto ho preso la busta che mi aveva portato e l’ho gettata dalla finestra. Non la volevo nemmeno vedere e avevo paure per il bambino. Dopo qualche giorno Andrea è tornato, e quando ha saputo che la droga non c’era più ha dato di matto. È entrato nel condominio dove abitavo senza che gli aprissi e me lo sono trovato davanti alla porta di casa. Ha iniziato a urlare, sembrava impazzito. Ha colpito mio fratello alla testa con il casco della sua moto e con le sue urla ha spaventato tutti i condomini. A quel punto mi sono decisa a chiamare la polizia

Ora è facile capire cosa è successo in seguito. Elena vince in tribunale, ottiene l’affidamento esclusivo del bambino. Andrea viene condannato a qualche mese di servizio civile e a provvedere almeno economicamente al bambino.

Non sono al corrente se abbia fatto qualche ora di servizio civile, ma so per certo che non mi ha mai dato nemmeno un soldo

E sì, non lavorando, è impossibile che il padre possa aiutare economicamente la sua ex famiglia.

Mi ha contattato e ha detto che lo fa apposta a non trovare lavoro, così continuerà a non darmi nulla

A questo punto è bene ricordare che, a oggi, in Italia, non esiste alcuna legislazione che regoli la condizione delle ragazze madri in ambito sociale e professionale. Sono lasciate sole. Come sono lasciati soli i loro figli.

Samuel, a soli 6 anni, ne ha già passati di tutti i colori.

Aveva costantemente paura di essere abbandonato. Non si staccava mai da me. Ho chiesto aiuto a psicologi e logopedisti per affrontare questa situazione. Gli esercizi di psicomotricità lo hanno aiutato tantissimo. Samuel adesso è un bambino ironico, intelligente, bravo. Ma continua a chiedere di suo padre, malgrado se lo incontrasse nemmeno lo riconoscerebbe

Elena e Samule

Il padre che non fa da padre

Elena ci ha raccontato che l’ultima volta che Samuele ha visto il padre, aveva solo un anno e che quindi non sa nemmeno che faccia abbia il padre. Per essere una madre, soprattutto di questi tempi, ci vuole forza, determinazione e coraggio. Per fare il padre, e regalare un sorriso al proprio bambino, ci vuole molto meno. A oggi, gli unici regali di Andrea a suo figlio risultano essere stati una macchinina rotta e un bavaglino fascista, con una croce celtica ricamata vicino alla scritta “forza e onore”. Un regalo strano, soprattutto se si pensa che chi lo ha fatto, probabilmente, manca sia di forza che di onore.

bavaglino

La storia di Elena e Samuel non ha dunque per il momento un lieto fine. Anche se, presto, molto presto, qualcosa potrebbe cambiare. È infatti attesa una nuova sentenza che potrebbe obbligare Andrea a provvedere ai suoi doveri, e rischia anche una condanna penale. Perché Elena ha già capito di vivere in un Paese dove non c’è giustizia, ma sarebbe bene per Samuel che questa lezione la impari più avanti, e magari non a sue spese.

Scritto da Mattia Pirola
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