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Epidurale: quando si può fare?

Epidurale: quando si può fare?

L’epidurale è un ottimo alleato, sia prima sia durante il parto, regalando alla donna quell’emozione che lega per sempre una madre al proprio figlio.

Uno dei momenti più belli e intensi della vita di una donna è il parto. L’attesa di un figlio è sempre un periodo a volte stressante ma pieno d’emozioni. Specialmente se siete alla vostra prima gravidanza, quando si arriva al termine della gestazione, iniziano le paure. Sentirò male? Farà male al mio bambino? Che esami sono necessari?

Cos’è e come si esegue

L’anestesia epidurale fu introdotta in Italia all’inizio degli anni trenta, tecnica che fino allora era sconosciuta, da noi. È un’anestesia locale, eseguita da un anestesista che tramite l’inserimento di un ago e un piccolissimo catetere morbido a livello del canale spinale della colonna vertebrale, somministra antidolorifici e anestetici in piccole dosi durante il travaglio o il parto. Quindi negli ultimi momenti della gravidanza. Operazione utilissima specialmente in caso di travaglio prolungato, doloroso o con complicazioni. Per compiere tale operazione, la gestante che desidera porsi all’epidurale, dovrà in precedenza aver fatto una visita dall’anestesista, in modo da prevenire complicazioni.

Oltre a questo dovrà sostenere esami del sangue nelle ultime settimane di gestazione.

Nel momento del bisogno, si metterà in posizione fetale di fianco oppure seduta inclinandosi in avanti, in modo da poter agevolare l’entrata dell’ago. Per questioni di sicurezza sarà fatto un piccolo test, dove con uno spray l’anestesista determinerà la sensibilità del paziente. Quando la gestante sarà in posizione, il medico anestesista disinfetterà l’area, introducendovi l’ago e il piccolo catetere.

Pur essendo un’azione poco avvertita dal nostro corpo, può capitare che si senta una piccola scossa elettrica o un leggero fastidio. L’effetto dell’epidurale è avvertito entro mezzora dall’iniezione, intorpidendo lentamente la parte inferiore del corpo. Questo non incide con il movimento, infatti, si può camminare e muoversi, ma influisce sul dolore. In modo che la gestante possa rimanere vigile, ma percepire poco dolore durante le spinte del parto.

Mentre al termine ci vorranno circa un paio d’ore per riprendere la sensibilità e il controllo della vescica, durante il quale è necessario totale riposo.

Vantaggi e svantaggi

Come ogni tecnica o somministrazione medica ha i suoi vantaggi e svantaggi.

Come anche l’opinione delle donne sottoposte ad essa. Partiamo dai vantaggi, oltre alla più palese, il fatto di poter assistere cosciente al momento più bello di una donna. Pochissime ripercussioni a livello psicofisico, Quasi nessuna conseguenza sul piano medico. Alcune pazienti hanno avvertito una leggera cefalea scomparsa in un paio di giorni.

Tecnica quasi indolore, che agevola il travaglio e il parto specialmente se molto doloroso, lungo o con complicazioni come parti gemellari. È una tecnica che aiuta le mamme e non influisce col benessere del bambino. Passiamo ora agli svantaggi. Come ogni anestesia può lasciare un senso di nausea o vomito. Capita molto raramente, ma può succedere di sentire fastidio durante l’inserimento dell’ago e cannula.

Fastidio a livello psicofisico, in quando il nostro cervello percepisce in modo innaturale la mancanza di sensibilità degli arti inferiori, provocando in noi un senso di panico. Una leggera sonnolenza del bambino.

Ormai moltissime donne ricorrono all’epidurale, perché il dolore è percepito in modo differente da ogni persona.

Essendo eseguita a secondo del caso in tempi differenti, c’è chi la chiede a inizio travaglio, chi durante il parto.

Rimane che in qualsiasi momento sarà eseguita, alla fine avrete il vostro pargoletto tra le braccia e sarete sveglie per poterlo vedere e abbracciare.

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