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Il dramma del papà di Julen: “Chiudo gli occhi e vedo il pozzo”

Il dramma del papà di Julen: “Chiudo gli occhi e vedo il pozzo”

La vita dei genitori del piccolo Julen, dopo la tragica morte del figlio, è cambiata totalmente: il 22 febbraio saranno presenti in aula come testimoni

Risale al 13 gennaio scorso la disgrazia accaduta a Julen Roselló, il bambino di Málaga caduto in un pozzo di prospezione e rimasto intrappolato per 13 giorni prima dell’arrivo dei soccorritori. Josè e Vicky, i genitori del piccolo, sono sconvolti dalla tragedia ed il padre ha dichiarato che la coppia non è ancora riuscita a tornare nella loro casa.

Le dichiarazioni del padre Josè alla stampa

Mi maledico, maledico quel giorno. Quel maledetto momento in cui sono andato lì. Non andrò più in campagna. Non mangerò più un piatto di paella. Chiudo gli occhi e vedo lo stesso: il pozzo.

I genitori ora vivono nella casa dei loro parenti, dopo aver trascorso i primi giorni presso alcuni amici. Non si tratta della prima perdita per la giovane coppia spagnola, già nel 2017 infatti hanno dovuto affrontare la morte del figlio Óliver, stroncato improvvisamente da un infarto mentre si trovava sulla spiaggia insieme ai genitori: “Dovevamo andare via perché tutto era un ricordo.

E ora è lo stesso. Tu entri e inizi a vedere bambole, palle”.

Il 22 febbraio i genitori dovranno essere presenti nell’aula di Tribunale in quanto testimoni per l’evento accaduto, un loro cugino invece, David Serrano, è indagato in quanto proprietario del terreno dove si è verificata la tragedia. I genitori del piccolo Julen però hanno già dichiarato di non ritenere il cugino David responsabile di quanto successo, anzi ci tengono a ringraziare la famiglia per la vicinanza. “Abbiamo perso Julen e David appartiene alla famiglia, nessuno è colpevole di una disgrazia come quella che stiamo vivendo”. I genitori affermano che nulla potrà riportare indietro Julen, cercare responsabilità e riscatti non renderà più sopportabile il loro lutto.

L’indagine è portata avanti dalla Guardia Civil spagnola, non sono poche infatti le domande su come sia stato possibile che un bambino di due anni sia potuto cadere in un pozzo abbandonato profondo ben 100 metri (e largo 25 centimetri).

L’autopsia fatta sul corpo del piccolo ha dimostrato come il bambino sia morto il giorno stesso della caduta, fonti investigative infatti hanno riportato di un “trauma cranico – encefalico importante” e “molteplici traumi compatibili con la caduta”.

Soccorritori al lavoro per 13 giorni ininterrotti

Il piccolo Julen è stato raggiunto dai soccorritori il 26 gennaio all’1.25 di notte, la comunicazione è arrivata via Twitter dal profilo della Guardia Civil spagnola: “Disgraziatamente…nonostante tanti sforzi da parte di tanta gente, non è stato possibile….RIPJulen”. Per tentare di salvare il piccolo otto minatori hanno iniziato a scavare un tunnel parallelo al pozzo, ma i lavori sono proceduti a rilento a causa della difficile conformazione del terreno. Per alcuni tratti inoltre sono state utilizzate delle piccole cariche esplosive per riuscire a frantumare le rocce più dure presenti nel terreno.

Dopo la terribile scoperta, il sindaco di Málaga, Francisco de la Torre, ha proclamato tre giorni di lutto cittadino per la città spagnola.

© Riproduzione riservata

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