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Dislessia nei bambini: come riconoscerla e i sintomi

Dislessia bambini come riconoscerla

La dislessia non è ancora ritenuta una patologia altamente invalidante, ma rappresenta per i bambini un vero e proprio impedimento nell'imparare a leggere e scrivere. Essere informati su questa malattia può aiutare i propri figli a vivere più serenamente.

I bambini cominciano a provare interesse per ciò che vedono scritto, sui libri o sui giochi, fin dai primi anni di vita: si stima, infatti, che già intorno ai 4 anni si sviluppino i primi tentativi di imitazione della scrittura e di lettura, per poi cominciare a leggere e scrivere in maniera fluente già intorno ai 7 anni di vita. Qualora però ci fossero alcune difficoltà riguardanti la capacità di scrivere, leggere e calcolare, specie durante l’inizio della scolarizzazione, potremmo trovarci di fronte a un caso di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA).

Dislessia nei bambini: come riconoscerla

La dislessia è il disturbo specifico della lettura, e generalmente si manifesta attraverso la difficoltà nel decodificare un testo. Si stima che circa il 10% dei bambini in età scolare sia dislessico, con un incidenza maggiore nel sesso maschile: nonostante possa preoccupare i genitori, la dislessia si può trattare, e curare, senza costituire necessariamente un limite per il bambino.

È proprio nell’ambito scolare che vengono notati i primi sintomi della dislessia, quando il bambino, che verosimilmente ha circa 7 anni, si trova a dover affrontare determinati problemi legati alla lettura di un testo: il bambino si ritrova, letteralmente, a non capire ciò che sta leggendo, e spesso a rifiutare la lettura stessa, che gli comporterebbe disagio e fatica d’espressione.

Come già precedentemente scritto, i segnali principali della dislessia nel bambino è certamente la sua evidente fatica nella lettura, se non il totale rifiuto.

Ci sono, però, anche altri elementi da tenere in considerazione: per esempio, il bambino tenderà a mescolare i suoni delle parole, avrà difficoltà nel gestire la differenza tra destra e sinistra / sopra e sotto, avrà difficoltà di apprendimento sull’alfabeto e, consequenzialmente, anche a costruire delle frasi di senso compiuto.

Esistono, però, anche alcuni segnali che possono farci scattare il campanello d’allarme nei riguardi di un’ipotetica forma di dislessia già ben prima del compimento dei 7 anni e del percorso scolastico del bambino. Per esempio, uno di questi segnali potrebbe essere che il bambino, superato il primo anno di vita, non abbia ancora detto nemmeno una parola; un altro segnale da non sottovalutare è anche lo scoordinamento del muoversi, come ad esempio a ritmo di musica, oppure ha una evidente difficoltà nell’ascolto.

Curare la dislessia: un impegno costante

Quando prima si ottenga una diagnosi di dislessia, tanto prima si potranno cominciare le cure che saranno certamente più efficaci e definitive.

Il percorso di cura prevede un vero e proprio lavoro di squadra da parte di chi sta intorno al bambino: la famiglia e la scuola. Sarà anche necessario avvalersi della professionalità di uno psicologo per supportare il bambino in questo nuovo percorso di valorizzazione e potenziamento delle sue abilità. Escludendo altre patologie più complesse, e che richiederebbero altri tipi di intervento, generalmente il bambino sarà fatto seguire anche da un ortofonista, al fine di rieducare il piccolo al corretto uso del linguaggio.

I diritti della famiglia e del bambino dislessico

Nonostante la dislessia non sia reputata come una patologia altamente invalidante, ci sono delle agevolazioni fiscali per la famiglia che si trova ad avere un bambino con questo disturbo: per ottenerle, basterà rivolgersi al proprio medico chiedendo un certificato sulla malattia che verrà inviato telematicamente, assieme alla domanda per l’indennità di frequenza, direttamente all’INPS; quest’ultimo, rilascerà un assegno mensile erogato durante l’anno scolastico.

I genitori, oltretutto, potranno fare richiesta di orari flessibili al proprio lavoro, e potranno detrarre le spese mediche.

© Riproduzione riservata

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