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Diastasi addominale: come riconoscerla e cosa è

Diastasi addominale

La diastasi addominale è un disturbo del muscolo retto addominale che colpisce alcune donne dopo la gravidanza.

Ritornare alla forma fisica precedente al parto è uno dei tanti desideri delle mamme dopo la nascita del proprio figlio. La pancia piatta dopo la gravidanza può però diventare un obiettivo inarrivabile per le neomamme che soffrono di diastasi addominale. Capiamo meglio di cosa si tratta e come fare a riconoscere questo problema.

Diastasi addominale: cosa è

La diastasi addominale consiste nell’allontanamento longitudinale del retto addominale, muscolo principale della parete addominale anteriore. Le due parti di questo muscolo si separano l’una dall’altra, allontanandosi dalla linea mediana lasciando così una vuoto muscolare. La separazione del muscolo retto addominale è un processo naturale che si verifica in gravidanza, ma se questo non si rivolve spontaneamente entro 12 mesi dal parto, allora il problema non è più solo estetico. La pancia assume una forma strana: tenderà a gonfiarsi con il passare dei giorni fino quasi a riprendere la forma che la madre aveva in gravidanza.

Diastasi pancia

Si parla di diastasi quando la distanza tra la fascia destra del retto addominale e quella sinistra è superiore a 2,5 cm. Questi muscoli permettono l’espansione della cavità addominale per ospitare l’utero che cresce. «Per la pressione esercitata dall’utero in crescita, ma anche per i cambiamenti ormonali tipici di questa fase, le due parti che costituiscono questo muscolo si separano, allontanandosi dalla linea mediana. Ed è lì che si crea un vero e proprio “buco” che può essere più o meno largo» questo ciò che spiega il professor Alessio Caggiati, specialista in Chirurgia Plastica e direttore dell’Unità di Chirurgia Plastica dell’Istituto Dermatologico dell’Immacolata di Roma.

Cause e sintomi della diastasi addominale

La diastasi addominale è una conseguenza della gravidanza. Secondo alcuni studi, a distanza di un anno dal parto, il 30% delle donne non ha ancora risolto il problema. La causa principale è da collegarsi allo stiramento del muscolo retto addominale per la pressione esercitata dalla crescita dell’utero e del feto.

In presenza di un nuovo equilibrio ormonale avviene una riduzione e un’assottigliamento dei tessuti connettivi con la formazione della linea alba. Purtroppo non è possibile prevedere tale separazione durante la gravidanza e, secondo gli esperti, se la diastasi addominale si presenta in una gravidanza, è probabile che si ripresenti nelle successive. La diastasi addominale può causare oltre a dolori addominali, anche un forte mal di schiena causato da un lavoro sbagliato della muscolatura, incontinenza, senso di pesantezza e difficoltà digestive e respiratorie.

Come racconta Elisa, moderatrice di Diastasi Italia, community italiana che dal 2015 si occupa della patologia, “Prima di scoprire la patologia ho scoperto quasi tutti i sintomi, sono partita da quelli. Ho fatto vari esami (a vuoto), dopodiché ho cercato da sola di capire cosa era in me che non andava… quale era il tassello mancante che univa tutti questi sintomi. Cercando su internet ho scoperto Diastasi Italia e il nome della mia patologia”.

I sintomi che aveva Elisa erano principalmente due: “L’inarcamento che la diastasi provoca alla schiena a livello della zona lombare in certe giornate non mi faceva alzare dal letto. Il secondo sintomo era la digestione, praticamente ero confinata a mangiare sempre le solite quattro cose e se sgarravo anche fosse stata mezza pizza ne pagavo le conseguenze“.

Diastasi addominale: i fattori di rischio

I fattori di rischio connessi alla diastasi addominali non sono molto conosciuti. Da uno studio però ne sono emersi alcuni come: l’età superiore ai 35 anni della donna gravida e gravidanze gemellari potrebbero influire sulla comparsa del problema. Il taglio cesareo, l’aumento di peso e il cospicuo peso del feto sono altri fattori che inciderebbero su questa separazione del muscolo retto addominale. Il problema non riguarda però solo le neomamme che hanno da poco messo al mondo il loro figlio, ma può colpire anche le donne nel periodo post menopausa e gli uomini.

Ulteriori cause dell’insorgere di questa patologia sono l’obesità, la vecchiaia, tosse cronica e l’eccessivo forzo fisico dovuto ad un’intensa attività fisica.

Come prevenire la diastasi addominale

Ci sono alcuni accorgimenti da adottare per prevenire la diastasi addominali. Partiamo dalla postura: camminare con la schiena dritta e con i piedi ben appoggiati a terra è una giusta dritta da seguire. Per quanto riguarda l’attività fisica, ci sono degli esercizi mirati e precisi da eseguire sotto il controllo del fisioterapista per rinforzare la parete addominale ed i muscoli del pavimento pelvico. Secondo Claudia Fabretti, fisioterapista ed osteopata, “L’attività fisica durante la gravidanza è mirata al mantenimento di una corretta postura, alla tonicità del pavimento pelvico. Una respirazione corretta per coordinare diaframma e pavimento pelvico aiuta a ridurre la possibilità che la linea alba si rovini”.

La dottoressa Mariarosa Romeo, chirurgo plastico estetico di Torino ha ribadito che non ci sono fattori predisponenti di tipo genetico, ma di tipo ambientale o che riguardano lo stile di vita della persona si.

“Condizione di sovrappeso o un’assenza di attività fisica e dunque di tonicità muscolare in particolar modo a livello della parete addominale. Un corretto stile di vita quotidiano associato a un mantenimento costante del tono muscolare tramite semplici esercizi dei muscoli addominali possono essere fattori contrastanti la lassità della parete addominale stessa”.

Come si cura la diastasi addominale?

Come già abbiamo detto, la diastasi è fisiologica quando la distanza tra i due muscoli retti non supera i 2,5 di lunghezza. Rivolgersi ad uno specialista, quando la patologia dopo 12 mesi dalla gravidanza non scompare è la cosa giusta da fare. Sempre la dottoressa Mariarosa Romeo dice: “In presenza di una diastasi lieve-moderata possono essere effettuati esercizi dei muscoli addominali di tipo passivo o attivo. Se si ha di fronte invece un quadro di diastasi grave ossia al di sopra dei 5,5-6,0 cm sarebbe meglio rivolgersi a uno specialista prima di cimentarsi in manovre che potrebbero aumentare la debolezza della parete fasciale”. La fisioterapista ed osteopata Fabretti rassicura che: “Il problema è capire se quei 2,5 cm sono effettivamente fisiologici o meno per quella specifica mamma che non sa se li avesse o no prima della gravidanza e allora anche quei 2.5 cm potrebbero essere invece patologici e portare a disturbi funzionali, in questo caso è quindi necessario ricorrere lo stesso ad un intervento chirurgico”.

L’intervento chirurgico di addominoplastica, nei casi più gravi, permette di ovviare la distanza che si è creata tra i due muscoli. A seguito dell’intervento i muscoli retti tornano ad esercitare la loro funzione di sostegno e contenimento degli organi interni ed anche la postura torna ad essere corretta. Anche a livello estetico, inoltre, si noteranno inevitabili miglioramenti che influiranno positivamente sul benessere emotivo e psicologico della persona. L’intervento, in alcune regioni italiane, può essere mutuabile con il Sistema Sanitario Nazionale.

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