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Cordone ombelicale: come e perchè conservarlo

Cordone ombelicale: come e perchè conservarlo

Fino a non molti tempo fa il cordone ombelicale veniva generalmente ignorato e gettato via insieme con la placenta. Poi si è capito che in realtà contiene qualcosa di molto prezioso.

La funzione primaria del cordone ombelicale è nota a tutti e consiste nel garantire lo scambio di ossigeno e nutrimenti tra la donna e il feto. Molti però non sanno che le sue finzioni non si esauriscono qui.

Cos’è il cordone ombelicale

Infatti contiene cellule staminali che in questo modo vengo conservate e sono fondamentali per la medicina rigenerativa e per il trattamento delle malattie tumorali. Il cordone ombelicale si forma a partire dalla quinta settimana di gestazione ed arriva a raggiungere la lunghezza di 50 centimetri fino ad un massimo di 60 centimetri ed ha un diametro di 2 centimetri. Costituito da una sostanza gelatinosa chiamata Gelatina di Wharton contiene al suo interno i tre vasi ombelicali. Uno è la vena ombelicale che trasporta il sangue ricco di ossigeno e nutrimenti. Le altre sono due arterie che trasportano i cataboliti dal bambino alla placenta della madre.La sua origine avviene dalla placenta e il suo sangue viene chiamato anche con il nome di sangue placentare.

Un aspetto importante da chiarire è il fatto che non si tratta del sangue della madre ma di quello del bambino e per questo motivo contiene le sue cellule staminali.

Cordone ombelicale: ecco perché è importante

Fino a non molti tempo fa il cordone ombelicale veniva generalmente ignorato e gettato via insieme con la placenta. Poi si è capito che in realtà contiene qualcosa di molto prezioso. Si tratta appunto delle cellule staminali fondamentali per la cura di certi tipi di malattie. Queste inizialmente venivano prelevate dal midollo osseo che ancora oggi è una delle fonti principali di cellule staminali. Quelle presenti nel cordone ombelicale presentano il grande vantaggio di poter essere isolate in modo semplice e indolore. Inoltre si è dimostrato che possiedono capacità di rinnovamento più sviluppate. La tipologia di cellule staminali in questione è mesenchimali che è caratterizzata dalla capacità di proliferazione e differenziazione. Inoltre svolgono la modulazione del sistema immunitario. Quindi ciò vuol dire che possono differenziarsi in vari progenitori dando vita a tessuti come ossa, pelle e cartilagine.

Per entrare nello specifico le applicazioni mediche delle cellule staminali riguardano l’apparato nervoso, cardiaco e muscolare. Dunque conservare il cordone ombelicale è una scelta molto importante in quanto è un modo per mettere da parte una scorta di queste cellule che saranno poi utilizzabili per eventuali trattamenti futuri. I motivi principali che hanno portato ad un crescente interesse per il sangue del cordone ombelicale sono la sua immediata disponibilità e la facilità con la quale il campione può venir stoccato e conservato. Inoltre si ha il vantaggio che questa operazione non comporta nessun rischio per il donatore in fase di raccolta.

Le fasi di raccolta e conservazione

Una volta coperta l’importanza del cordone ombelicale si sono moltiplicate anche in Italia le banche di raccolta che sono in grado di raccogliere queste cellule e renderle disponibili per i trattamenti. Queste possono essere sia pubbliche che private. Le prime sono appunto gli enti che mettono a disposizione di tutti i campioni che sono stati ricevuti.

Le seconde invece sono a pagamento ed è possibile conservare le proprie cellule in attesa che in futuro vengano mesi appunto dei protocolli che consentano di potersi curare con le proprie cellule staminali. Una cosa importante da sapere consiste nel fatto che in Italia è possibile donare il cordone ombelicale. Questo avviene direttamente in sala parto nella fase successiva alla recisione e precedente rispetto all’espulsione della placenta. Inoltre per poterlo donare è necessario farne esplicita richiesta prima del parto. La prima fase di raccolta consiste nell’effettuare un prelievo del sangue materno e nella raccolta del sangue del cordone. Viene poi identificato dal personale medico una parte di tessuto di una lunghezza compresa tra i 10 e i 15 centimetri. A questo punto la sezione deve essere pulita, sterilizzata e alla fine tagliata via. In seguito deve essere inserita all’interno di un contenitore sterile riempito con una soluzione salina.

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