Contrazioni: come riconoscerle e quando andare in ospedale

contrazioni

Durante la gravidanza, possono manifestarsi diversi tipi di contrazioni, soprattutto nel corso del terzo e ultimo trimestre. Di conseguenza, è importante sapere che non tutte queste corrispondono alle contrazioni propriamente dette, ovvero quella che segnalano l’inizio del travaglio.

Occorre imparare a distinguere i diversi tipi di contrazione, sia per sapere quando è il caso di recarsi in ospedale per il parto, sia per evitare di allarmarsi prima del tempo. Esse infatti non sono sempre il sintomo di un parto prematuro; per stabilire ciò è importante riuscire a riconoscerle.

Cosa sono le contrazioni

Le contrazioni consistono in un accorciamento involontario e brusco delle fibre muscolari. La muscolatura uterina, infatti, è di tipo liscio e, come tale, in grado di generare autonomamente l’accorciamento delle proprie fibre. La contrazione corrisponde dunque a un evento fisiologico che avviene durante la gravidanza: essa parte dal fondo dell’utero e si propaga verso il basso, sino al pube.

Esiste una differenza con le contrazioni isometriche: queste, infatti, creano tensione nel muscolo, senza tuttavia causarne l’allungamento o l’accorciamento.

Inoltre, le contrazioni devono essere distinte da altri tipi di dolori. Un dolore fisso e prolungato nella zona addominale, per esempio, non corrisponde a una contrazione. In questo caso è necessario sottoporsi ai dovuti controlli poiché potrebbe trattarsi di una patologia che richiede un necessario intervento.

Quando avvengono le contrazioni

La contrazioni, invece, potrebbero essere descritte come uno spasmo o una tensione localizzata nella zona del ventre. Essa dura qualche secondo per poi scomparire. Dopo esserci contratta e indurita, quindi, la pancia torna a rilassarsi. Le contrazioni possono essere avvertite a qualsiasi stadio della gravidanza, ma naturalmente si manifestano in modi diversi. Quelle che presentano maggiore intensità risultano ovviamente le contrazioni che segnano l’inizio del travaglio. Ma già dalla prime settimane di gravidanza, è possibile cominciare ad avvertire alcune contrazioni fisiologiche. L’utero, infatti, si prepara alla gravidanza e al parto. Inoltre, il fenomeno potrebbe verificarsi nel momento in cui avrebbe dovuto presentarsi la mestruazione mancante.

In ogni caso, si tratta sempre di contrazioni sporadiche e irregolari, tanto che la donna non è sempre in grado di avvertirle. Quando esse vengono avvertite, si presentano sotto forma si piccoli crampi localizzati nella zona pelvica, ovvero dove si avvertono normalmente i dolori mestruali. Essi vengono infatti spesso scambiati per segni della sindrome premestruale, con la quale l’inizio della gravidanza ha in comune ulteriori sintomi: indolenzimento mammario e fastidio nell’area ovarica.

Dove avvengono

Abbiamo detto che la contrazione parte sempre dall’utero e, in particolare da alcuni nodi specifici. Questi possono essere situati a livello delle tube, a livello del corpo uterino o a livello della cervice uterina. In poco tempo, da questi punti la contrazione di propaga a tutta la muscolatura dell’utero; tuttavia essa risulta più intensa nelle tube e più leggera in prossimità della cervice. La contrazione avviene poiché i nodi elencati risultano sensibili all’effetto degli ormoni, e in particolare estrogeni, progesterone e ossitocina.

Che cosa sono le contrazioni di Braxton Hicks

A partire dalla trentesima settimana di gravidanza, ovvero il terzo e ultimo trimestre, possono presentarsi alcune particolari contrazioni, dette di Braxton Hicks.

In questo caso, la pancia si contrae e resta dura per alcuni secondi, per poi tornare a rilassarsi normalmente. Queste tensioni sono totalmente fisiologiche e non modificano in alcun modo la cervice uterina. Scoperte nella seconda metà dell’Ottocento, le contrazioni di Braxton Hicks prendono il nome dal medico specializzato in ostetricia che per primo le distinse da quelle tipiche del travaglio. Tali spasmi sono dovuti alle modificazioni che avvengono nell’utero. Questo, infatti, continua a crescere, per fare spazio al feto che ospita e le cui dimensioni aumentano particolarmente nel corso dell’ultimo trimestre di gestazione.

Perchè avvengono

Le contrazioni di Braxton Hicks sono per definizione sporadiche e irregolari. Spesso si presentano in orario serale: vediamo il perché. In molti casi, gli spasmi in questione sono una conseguenza dei movimenti del nascituro all’interno dell’utero, che potrebbe scalciare o fare capriole. Dunque, quando la futura mamma si distende o cambia posizione per concedersi un po’ di relax, normalmente la sera, il feto può rispondere al mutamento con una seria di calcetti o capriole.

Un movimento particolarmente deciso può dunque provocare l’evento in questione poiché l’utero, essendo un muscolo, risponde alle sollecitazioni contraendosi.

Le contrazioni di Braxton Hicks non risultano dolorose. La pancia della gestante si contrae e rimane dura per alcuni secondi, ma la donna non avverte male. Il carattere di sporadicità implica invece che tali spasmi non possono presentarsi per più di una o due volte nell’arco della stessa giornata. Infatti, contrazioni ritmiche e regolari differiscono notevolmente da quelle di Braxton Hicks. Non occorre prendere alcun accorgimento particolare in relazione agli spasmi di Braxton Hicks poiché, appunto, si tratta di un evento isolato, fisiologico e che non modifica in alcun modo l’utero.

Come riconoscere le contrazioni pre travaglio

Molto diversamente si manifestano le contrazioni propriamente dette, ovvero quelle che costituiscono il primo sintomo del travaglio. Si tratta di quegli spasmi necessari perché il collo dell’utero possa modificarsi. Questo cambiamento consiste in una dilatazione della cervice uterina, necessaria a consentire il passaggio del bambino e per consentirgli quindi di nascere.

In genere le contrazioni vere e proprie sono precedute da altre, dette prodromiche, ovvero preparatorie. Si tratta di spasmi irregolari dal punto di vista sia dell’intensità sia della frequenza e che a volte potrebbero anche risultare dolorose. Tali contrazioni possono susseguirsi per qualche ore e poi scomparire persino per alcuni giorni. Le contrazioni prodromiche possono iniziare a manifestarsi intorno alle trentasettesima settimana di gestazione. A questo punto della gravidanza, infatti, la data del parto inizia a essere vicina. Gli spasmi che compaiono non segnalano l’inizio del travaglio, tuttavia, preparano l’utero al parto.

Contrazioni prodromiche

Le contrazioni prodromiche servono a modificare il collo dell’utero, raccorciarlo, centralizzarlo e prepararlo alla vera fase dilatatoria. Il travaglio vero e proprio comincia quando le contrazioni diventano ritmiche e regolari. Proprio in questo modo possono essere distinte da quelle tipiche della gravidanza. Mentre queste tendono a divenire sempre più irregolari, sporadiche, distanziate e leggere, quelle effettive diventano sempre più regolari, ravvicinate e intense.

Durante il travaglio deciso gli spasmi aumentano di frequenza e, nel corso della fase dilatante, anche la loro intensità incrementa. Esse vengono avvertite come dolorose e sono accompagnate da indurimenti della pancia. Risultano dunque intense, localizzate nella zona pelvica e lombare e sono descritte da molte donne come simili a dolori mestruali straordinariamente forti, da altre come la sensazione di una cinta che stringe sul ventre e sui reni.

Ogni contrazione di questo tipo tira e raccorcia le pareti uterine sino a consentire la dilatazione dell’utero stesso. Quando la dilatazione giunge ai 3 o 4 cm, il travaglio è ormai conclamato: inizia la fase attiva. La dilatazione continua, con contrazioni come quelle che abbiamo descritto, sino a giungere ai 10 cm. Segue una fase di transizione, la quale rappresenta una pausa dalle contrazioni. Queste entrano presto di nuovo in gioco per aiutare il feto nella sua discesa nel canale del parto. In queste circostanze, esse vengono avvertite come una sensazione di premito e bruciore: anche durante il travaglio, dunque, la loro natura si modifica a seconda delle necessità di quella specifica fase.

Contrazioni, come capire quando andare in ospedale

Appena si presentano le prime contrazioni di travaglio, non occorre precipitarsi immediatamente in ospedale. Tra questo evento e l’inizio della fase attiva, infatti, trascorrono normalmente diverse ore, quando non addirittura giorni interi. Dunque, il momento di recarsi in ospedale si verifica quando le contrazioni risultano regolari e ravvicinate e, nello specifico, si presentano con una frequenza di dieci minuti o meno tra una e l’altra. Se le contrazioni risultano regolari e dolorose, in qualsiasi momento durante l’ultimo trimestre di gestazione, il consiglio è quello di recarsi subito in ospedale, possibilmente facendovi accompagnare da qualcuno che guidi al vostro posto. Potrebbe infatti trattarsi di un travaglio prematuro o, comunque, è sintomo di un’anomalia. Se il dolore si presenta intenso, senza pause e accompagnato da perdite di sangue, chiamate subito i soccorsi. Sussiste infatti un rischio di distacco totale o parziale della placenta.

Contrazioni secondo trimestre

Anche durante il secondo trimestre di gravidanza, le contrazioni regolari e dolorose potrebbero rappresentare un pericoloso sintomo del parto pretermine. Se esse diventano tali, anche per brevi periodi, sono accompagnata da indurimenti del ventre e non dipendono da sforzi della gestante o da movimenti fetali, è meglio rivolgersi al proprio ginecologo od ostetrico di fiducia per valutare subito la situazione. Queste contrazioni regolari, infatti, potrebbero indurre il travaglio modificando il collo uterino. Ricordiamo che il confine tra parto pretermine e parto a termine è fissato alla trentasettesima settimana. Al contrario, il confine tra aborto e parto pretermine si situa intorno alla ventidue settimane, sebbene si siano verificati rari casi di sopravvivenza anche entro questo termine alquanto precoce.

Infine, anche le contrazioni del primo trimestre possono essere allarmanti. In questa fase, infatti, il rischio di aborto spontaneo è molto più elevato che durante le seguenti. Gli spasmi costituiscono uno dei segnali che l’organismo ci invia in questo senso. Occorre recarsi al pronto soccorso quando il dolore risulta forte, incalzante e localizzato in sede lombare; talvolta può essere accompagnato da perdite ematiche.

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