Come abituare il bambino a dormire da solo: consigli utili

Vorreste abituare il bambino a dormire da solo fin dai primi mesi? Ecco le principali scuole di pensiero e consigli utili per un sonno regolare.

Dormire le giuste ore e con regolarità è una premessa imprescindibile per garantire un buon stato di salute, sia nei bambini che negli adulti. Per questo motivo è importante abituare i propri figli ad avere un’esperienza positiva con il momento della nanna fin dalla nascita.

Molti genitori, tuttavia, affrontano pianti e proteste al momento della messa a letto e sono spesso reduci da notti insonni a causa dei risvegli ricorrenti. Come abituare il bambino a dormire da solo? Esistono diverse scuole di pensiero e approcci differenti. In questo articolo spiegheremo le teorie che hanno ottenuto più consensi e risultati.

Come abituare il bambino a dormire da solo

Quante volte abbiamo invidiato l’amica neomamma che riferiva di lunghe notti riposanti accanto al proprio bambino che, a differenza del nostro, dormiva per ore e ore di fila senza emettere un verso?

I bambini non sono tutti uguali, questo è un dato di fatto.

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E vale anche per la nanna: c’è il bambino più tranquillo e angelico che dorme da subito tutta la notte, come anche il neonato nervoso che fatica ad addormentarsi oppure il bambino molto sensibile, che si sveglia al primo rumore. Alcune fasi di crescita possono altresì influire sulla qualità del sonno, ad esempio quando spuntano i primi dentini.

Tutti però, appena nati, hanno un unico grande strumento per farsi capire: il pianto.

La prima cosa da fare è quindi proprio quella di mettersi in ascolto e osservare il proprio figlio per capire di cosa ha bisogno.

Sul fronte della nanna, tuttavia, mamma e papà possono fare molto per agevolare un comportamente non sempre facile da apprendere e spesso fonte di frustrazione famigliare, nella trepidante attesa che il bambino si abitui a dormire da solo.

Abituare il bambino a dormire da solo: le scuole di pensiero.

Se durante i primi mesi di allattamento è normale che il neonato si svegli anche più volte per mangiare, a partire circa dal sesto mese, gli orari dovrebbero a poco a poco regolarizzarsi.

L’OMS raccomanda un certo numero di ore di sonno nell’arco delle 24 ore, per i bambini al di sotto dei 5 anni, per permettere un buono stato di salute:

  • Neonati (meno di un anno) dovrebbero dormire dalle 14 alle 17 ore (0-3 mesi) o 12 – 16 ore (4-11 mesi)
  • Bambini di 1 – 2 anni dalle 11 alle 14 ore, pisolini inclusi.
  • Bambini di 3 – 4 anni dalle 10 alle 13 ore con orari regolari di sonno e sveglia

Ma come si può abituare il bambino a dormire da solo se ogni volta che lo mettiamo nella culla cominciano pianti, urla e richieste di stare in braccio o a contatto con la mamma?

Co-sleeping o “Risposta ritardata”: quale metodo funziona meglio?

Ci sono due grandi scuole di pensiero rispetto al miglior metodo per abituare il bambino a dormire da solo.

Secondo la teoria del co-sleeping, i bambini possono dormire nel lettone insieme ai genitori finché non siano loro stessi a richiedere un letto tutto loro. I sostenitori del co-sleeping fanno leva sull’esperienza positiva del sonno comune, che include coccole, senso di sicurezza e sviluppo di un legame stretto con la mamma e il papà.

Alcuni pediatri ed esperti di settore sconsigliano però la pratica del co-sleeping per i rischi legati al soffocamento accidentale del bambino. Così come molti genitori, che accolgono rassegnati i figli nel proprio letto, finiscono per non dormire proprio per il timore di schiacciare il piccolo o per i numerosi movimenti nel sonno del bimbo.

L’approccio della “risposta ritardata” prevede invece che i genitori portino il bambino nella culla quando è ancora sveglio per abituarlo a dormire da solo. Se il bambino protesta, lo si lascia piangere per intervalli sempre più lunghi: cinque minuti la prima notte, dieci la successiva, quindici quella dopo e così via, finché non impara ad addormentarsi da solo.

L’obiezione più comune a questo tipo di approccio è che al bambino non fa bene piangere per periodi prolungati e che potrebbe diventare un’esperienza traumatica, legata al senso di abbandono. Entrambi i metodi hanno sicuramente degli aspetti positivi e per alcuni sono risultati efficaci. Per coloro che però non hanno trovato una risposta in entrambi gli approcci, esiste una terza via, quella del “sonno ragionevole”.

Il “sonno ragionevole” aiuta il bambino a dormire da solo senza stress

L’approccio del sonno ragionevole viene spiegato da Tracy Hogg, puericultrice e consulente, nel suo famoso libro “Il linguaggio segreto dei neonati” nel capitolo dedicato al sonno. L’autrice promette che il metodo avrà efficacia nella misura in cui coinvolgerà l’intera famiglia, rispettando i bisogni di tutti: i bambini di addormentarsi ricevendo il conforto necessario, e i genitori di avere un riposo adeguato.

Ecco 8 consigli per abituare il bambino a dormire da solo:

  • Mantenere lo stesso atteggiamento fin dal principio. Ogni volta che fate qualcosa, state in qualche modo istruendo il vostro bambino. Se lo tenete sempre in braccio è come dirgli: «La nanna si fa così».
  • Autonomia non vuol dire abbandono: non è necessario lasciar piangere il bambino, bensì soddisfare i suoi bisogni, come ad esempio prenderlo in braccio se piange. Poi però occorre rimetterlo giù quando il bisogno è soddisfatto.
  • Osservare senza intervenire: al primo verso non è necessario fare qualcosa, ma è importante osservare come si comporta e lasciare che il bambino si riaddormenti da solo.
  • Non rendere il bambino dipendente da “aiuti” esterni. Dargli il “seno” o il ciuccio non è sbagliato, ma non vanno neanche utilizzati come tappi per farli stare zitti. Bisogna dargli la possibilità di calmarsi da soli.
  • Creare dei rituali della buonanotte: il segreto è la ripetitività, poiché i bambini sono abitudinari e amano sapere cosa accadrà dopo: il bagnetto, una favola letta ad alta voce, la ninna nanna. L’importante è ripetere la routine tutti i giorni nello stesso ordine.
  • Imparare a capire come si addormenta il bambino: non esiste un metodo per farlo abituare a dormire da solo che vada bene per tutti. Bisogna conoscere il proprio bambino.
  • Attenzione al momento pre-nanna: prima della nanna occorre una situazione di calma che concili il sonno. Inoltre, bisogna stare attenti a cogliere i primi segnali, come gli sbadigli, per non perdere il momento.
  • Portare il bambino nella culla prima che raggiunga il mondo dei sogni. È consigliabile anche rendere l’ambiente confortevole, con una temperatura adeguata e una lucina soffusa.

L’autrice conclude il capitolo sonno con un ultimo importante consiglio. Se è vero che alcuni bambini dormono effettivamente meglio di altri, i genitori preoccupati per il sonno dei propri figli devono ricordarsi soprattutto di una cosa: qualunque sia il problema, non durerà in eterno.

Scritto da Elisa Baroncelli
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