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Boston: ragazza rapita, violentata e costretta a bere whiskey

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Una ragazza di Boston è stata rapita da un uomo di 38 anni e costretta a subire violenze sessuali.

Una ragazza americana, scomparsa da due giorni, è stata ritrovata legata e chiusa all’interno di un appartamento di Boston. La ventitreenne era stata rapita e costretta a subire violenze per giorni.

Rapita e costretta a violenze continue

Una ragazza originaria del Massachussets è stata rapita, secondo quanto dice la polizia locale, durante il mese di gennaio dopo una serata fuori con gli amici. La ragazza che si trovava in un bar di Boston per festeggiare è stata rapita e costretta per giorni a subire violenze sessuali. La ventitreenne è scomparsa dopo un paio di ore e per due lunghissimi giorni di lei non si è saputo più nulla. Grazie alla prontezza delle forze dell’ordine locali è stata ritrovata viva nell’appartamento del carnefice, ancora legata e sotto shock. Il responsabile del rapimento sarebbe un uomo di trentotto anni, Victor Pena, che è subito stato rintracciato e arrestato. Ad indirizzare la polizia verso l’uomo sono stati alcuni filmati di sorveglianza del bar che hanno ripreso l’uomo con la ragazza.

Secondo quanto riportato dai documenti citati nel processo lei non ricorderebbe nulla di quanto successo quel fatidico 19 gennaio. La donna si è resa conto di quello che stava accadendo solo la mattina seguente, quando si è risvegliata su un materasso senza lenzuola nell’appartamento di Pena. Subito ha tentato la fuga ma invano dato che Pena ”l’ha fermata, dicendole di stare tranquilla e spaventandola attraverso minacce di morte”. Questo è quanto riportano i verbali ufficiali dove si dichiara che ”l’uomo sosteneva di aver salvato la ragazza dalla strada, di averla portata a casa e di essersene innamorato. Insieme avrebbero costruito una famiglia”.

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L’accusato finge l’infermità mentale

La ragazza ha in seguito dichiarato di essere stata stuprata più e più volte durante i suoi giorni di prigionia. Ha inoltre rilasciato alcune dichiarazioni scioccanti dove afferma di essere stata costretta a bere del whiskey e mangiare ananas in scatola per tutta la durata del suo rapimento.

Sembra assurdo ma è la pura realtà, un vero e proprio incubo che la ragazza ha dovuto subire: non poteva scappare dall’appartamento degli orrori poiché Pena aveva assicurato la porta con un grosso catenaccio. Una volta iniziato il processo Victor Pena si è presentato in aula dove si è comportato in modo bizzarro. L’imputato, per avvallare la tesi di infermità mentale, si è dondolato per tutto il tempo, emettendo strani versi e succhiandosi il pollice. Un comportamento palesemente forzato secondo lo psicologo che era presente in aula. Per questo motivo il rapitore è stato trattenuto in carcere senza possibilità di cauzione e dovrà attendere un secondo processo in aprile.

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