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Asilo Nido: come sceglierlo

Asilo Nido: come sceglierlo

quali caratteristiche dovrebbe avere l'asilo ideale? Basta poco per capire cosa non fa per noi.

Quante volte, dopo aver iscritto il proprio figlio all’asilo nido, si sente un genitore affermare, magari a mezza voce: “Ormai è fatta. Se tornassi indietro, però, lo porterei altrove!”.

Gli errori da non fare

Per non trovarsi nella malaugurata condizione di quel genitore, può essere utile seguire alcuni semplici consigli, a partire da un elementare quanto basilare principio: la struttura deve essere organizzata in modo che spazi e materiali siano disposti in funzione delle differenti età del bambino. Non dovrebbe mancare l’area per i più piccoli, quelli che non hanno ancora compiuto un anno. Se il figlio appartiene a questa fascia, è bene sincerarsi che il numero di compagni sia esiguo, così che il personale scolastico possa seguirne da vicino l’evoluzione e lo sviluppo.
Una seconda sezione dovrebbe essere dedicata ai cosiddetti “mezzani” – compresi tra i 12 e i 24 mesi: qui gli educatori dovrebbero stimolare l’esplorazione dell’ambiente in un regime di “autonomia” da parte dell’infante.

Infine, è opportuno che una terza area riguardi i più grandicelli, cioè i bambini tra i 24 e i 36 mesi. In tal caso, andrebbero soprattutto valorizzati momenti di relazione e di dialogo, data la centralità assunta dal linguaggio.
Al di là della struttura, ben organizzata e pulita, non si possono nemmeno trascurare fattori come la qualità della comunicazione tra personale educativo-didattico e famiglia, insieme al già citato rapporto numerico adulto-bambini.
Ma non è tutto. Talvolta, si rivela fattore d’importanza strategica la vicinanza dell’asilo all’abitazione o al luogo di lavoro dei genitori, in caso di necessità o addirittura di emergenza. Non bisognerebbe passare sotto silenzio la possibilità di disporre di una cucina interna, di un menù che includa prodotti biologici, privilegi frutta di stagione e preveda un frequente cambiamento delle pietanze offerte all’utenza.

Come scegliere

Se si considera il problema in un’ottica più concreta, è evidente che l’attenzione e la professionalità degli educatori dovranno concentrarsi già nella delicatissima fase di inserimento, che richiede al bambino di adattarsi ad un ambiente un po’ diverso rispetto a quello in cui abita.

Ma il processo di adattamento ha da compiersi nel modo più naturale possibile, tenendo conto delle esigenze del piccolo e delle aspettative dei genitori, con particolare riferimento alla mamma.
Il distacco tra quest’ultima e il figlio non di rado si attua in maniera traumatica. Sarà capace l’educatore di accoglierlo, allontanando le paure e riempiendo in modo adeguato il vuoto lasciato dalla figura genitoriale? Non è facile rispondere alla domanda, specie prima che l’interessato abbia potuto sperimentare sulla propria pelle il nuovo ambiente. Può essere utile, in tal senso, un colloquio con le figure educative di riferimento, alle quali andrebbero esplicitati dubbi, rivolte domande per approfondire determinati aspetti della vita quotidiana dell’asilo o per conoscere le sue peculiarità.
Certo, ciò che non si può accettare – e che non si dovrebbe nemmeno trovare – è l’idea di un asilo come luogo di custodia, come se si trattasse di una specie di “parcheggio”.

Le strutture degli asili

È oggi chiaro, ai genitori, che la struttura debba veicolare contenuti didattici e sociali.

Sulla socialità dell’individuo, nemmeno vale la pena di soffermarsi, se non per ribadire che sin dall’antichità gli studiosi di tematiche educative (e non solo), hanno sottolineato con forza che nessuno nasce in un contesto isolato e la famiglia può dirsi, a tutti gli effetti, il primo nucleo aggregativo. Quanto alla didattica, il riferimento va alle attività proposte sotto forma di gioco, in particolare di quello esplorativo.
Il rispetto dei ritmi di crescita, introduce necessariamente la questione della flessibilità, riguardo all’individualizzazione dei tempi riservati al pranzo o alla nanna, per esempio.
Infine, sarebbe quantomai opportuna la presenza di spazi aperti, necessari proprio per favorire quei processi di sviluppo che un ambiente chiuso non può che agevolare in modo limitato.

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