anoressia: diffusa nei giovani

La Società Italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare ha accertato che, in Italia, il 6% delle giovani tra i 12 e i 15 anni soffre di disturbi alimentari. Se si include anche il numero delle situazioni non ancora patologiche, la percentuale sale al 10%.

Oggi, dunque, i disturbi alimentari tra cui l’anoressia sembrano sempre più diffusi nei giovani (in particolare nelle donne).

Tra i settori di operatività delle giovani donne interessate da disturbi come l’anoressia vi sono quello dello sport, della danza e della moda che, ancora oggi, spingono le giovanissime a sottoporsi a regimi alimentari eccessivamente restrittivi per rientrare in quelli che permangono i canoni estetici generali, per i quali la donna filiforme e senza troppe curve è quella più bella.

Queste ragazze, senza badare alle conseguenze, limitano la propria alimentazione in modo drastico, eccessivo e talvolta repentino, tanto da crearsi degli scompensi ormonali che provocano al corpo una sorta di dipendenza. Nella donna anoressica, questo disturbo genera poi l’effetto opposto a quello imposto, ossia la perdita di controllo nell’alimentazione che richiede (e ottiene) proprio quegli alimenti e nutrimenti che la giovane anoressica non vuole dargli (ad esempio lo zucchero), spingendo quindi il corpo stesso a richiederne sempre di più e in maniera incontrollata.

Questo porta al disordine alimentare opposto all’anoressia, ovvero la bulimia.

Il cervello, in sostanza, va in “tilt” quando gli viene negato qualcosa di cui ha bisogno e si perde il controllo della situazione.

Nella giovane anoressica interviene, inoltre, l’auto-convinzione di stare bene, di sentirsi bene perché, di fatto, dimagrisce… ma con il passare del tempo la magrezza diventa eccessiva e, in casi gravi e non trattati, porta a malnutrizione, inedia, amenorrea e emaciazione.

La complessità di questo disturbo coinvolge aspetti psicologici, neuroendocrini, ormonali e metabolici.

Non sempre chiaramente l’anoressia è dovuta alla riduzione volontaria dell’alimentazione, per ragioni varie e diverse (la maggioranza comunque legate a modelli fisici e di bellezza generalizzati), a volte può intervenire in seguito a malattie come l’epatite virale acuta, la polmonite atipica, l’insufficienza renale cronica, e molte altre.

In questi casi è naturale che debba prima essere curata la malattia principale, in tutti gli altri casi, invece, non esiste ancora una terapia specifica, ma è chiaro che si debba prevedere l’intervento di più specialisti che supporteranno con indicazioni specifiche per ogni situazione familiari e interessati dal disturbo alimentare.

Scritto da Arianna Spatafora
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