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Allattamento al seno in pubblico: un diritto da difendere

L'allattamento al seno in pubblico, in alcuni casi, è ancora considerato un tabù e un qualcosa di cui vergognarsi: ecco perché è un diritto da difendere.

L’allattamento al seno è la cosa più naturale che una madre possa fare, ma nel caso di un luogo pubblico potrebbe diventare difficile farlo, in quanto l’opinione pubblica ha idee contrastanti. È per questo motivo che diviene fondamentale sdoganare questo tabù: l’allattamento al seno in pubblico è un diritto da tutelare.

Allattamento al seno in pubblico

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di allattare esclusivamente al seno per almeno i primi sei mesi di vita del bambino ed esistono leggi in tutto il mondo a protezione delle madri che allattano. In America, ogni stato ha leggi apposite che permettono alle donne di allattare al seno in qualsiasi luogo pubblico o privato; allo stesso modo, anche l’Unione Europea proibisce qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle madri che allattano. Il bambino allattato al seno deve essere libero di avere la sua poppata nel momento in cui ne ha bisogno, esattamente come qualsiasi adulto è libero di entrare in un bar o farsi uno spuntino quando ne sente la necessità. Di conseguenza, la mobilità delle donne non può essere ristretta a causa dell’allattamento

Eppure, l’allattamento al seno in luogo pubblico è ancora materia di dibattito. Sembra incredibile ma in un mondo invaso da nudi femminili esposti ovunque tra pubblicità, internet e tv una donna che allatta in pubblico per alcuni viene considerato un gesto di cattivo gusto. Molti sono i casi di donne che diventano oggetto di sguardi indignati e occhiatacce mentre allattano. Alcune, addirittura hanno subito l’umiliazione di essere allontanate da locali o musei perché hanno risposto al bisogno del loro bambino. 

Di allattamento al seno in pubblico si parla soprattutto in occasione di episodi presentati dai media come clamorosi. Capita, infatti, che le madri vengano allontanate dai luoghi in cui stavano allattando i propri bambini. Per la maggior parte delle persone l’allattamento in pubblico non desta stupore né scalpore. Al massimo, può suscitare un curioso interesse per un gesto divenuto raro nel nostro Paese. Qualcuno invece si scandalizza e si domanda in modo più o meno esplicito: ma allattare in pubblico è proprio necessario? Al di là delle considerazioni sull’uso distorto che oggi si fa dell’immagine del seno, risulta importante garantire alle neomamme e ai loro bambini questo diritto fondamentale

Allattamento in pubblico: cosa dice la legge

La Convenzione sui diritti del bambino riconosce il ruolo fondamentale che l’allattamento al seno svolge per l’affermazione del diritto del bambino al più alto standard raggiungibile di salute. Il bambino allattato al seno deve essere libero di avere la sua poppata nel momento in cui ne ha bisogno. Attualmente le raccomandazioni nazionali e internazionali suggeriscono l’allattamento esclusivo fino a sei mesi di vita compiuti e l’allattamento complementare fino a 2 anni o più

In Inghilterra per molto tempo non era ammesso allattare in locali; dopodiché si è fatto un notevole passo avanti con l’Equality Act del 2010 che ha reso illegale la discriminazione verso le mamme che allattano. In Francia, Germania e Scandinavia sono più aperti verso l’allattamento al seno. In Danimarca i ristoratori possono vietare alle proprie clienti di allattare in pubblico e anche cacciarle dal locale se non rispettano il divieto. Il Consiglio Nazionale per l’uguaglianza danese preferisce infatti tutelare i clienti che potrebbero sentirsi disturbati dall’allattamento in pubblico.

Perfino gli Stati Uniti sono molto indietro da questo punto di vista. Infatti, in alcune zone, si deve combattere con divieti mentre alcuni stati hanno realizzato delle leggi per permettere questa pratica. In Arabia Saudita, per esempio, alle donne non è permesso mostrare il seno in pubblico, anche per allattare; questo nonostante il fatto che l’Islam incoraggi le donne ad allattare al seno i propri figli per circa due anni.

Scritto da Francesca Belcastro
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